2014/09/19

Il gioco delle domande

(L'intervista collettiva)

Si tratta di un gioco di società a cui possono partecipare da due a 10-15 persone. Esso prevede che, a turno, un partecipante ponga una qualsiasi domanda ad uno o più altri partecipanti a sua scelta, oppure a tutto il gruppo. Se la domanda è rivolta ad uno o più partecipanti particolari, ciascuno di essi può rispondere se lo desidera, oppure rifiutarsi di farlo. Se la domanda è rivolta a tutto il gruppo, tutti quelli che lo desiderano possono rispondere, a turno.

Le domande possono riguardare fatti, idee, opinioni e sentimenti personali, oppure argomenti di interesse generale. Per esempio, un partecipante può chiedere consigli relativamente a suoi problemi o progetti, oppure chiedere le opinioni altrui su un determinato argomento o fare domande sui fatti personali di un partecipante particolare.

Non è ammesso dire cose che non siano né domande né risposte.

E' vietato dare giudizi di valore sulle persone o dibattere sulla validità dei punti di vista propri e altrui. Si possono esprimere opinioni soltanto su richiesta.

Le domande dovrebbero essere "aperte", cioè non richiedere una risposta chiusa (come ad esempio un sì o un no, oppure la scelta tra opzioni predefinite oppure un numero), ma l'espressione di un pensiero completamente libero.

Le risposte non dovrebbero durare più di due-tre minuti.

All'inizio del gioco viene nominato un moderatore il cui ruolo principale è quello di invitare, a turno, i partecipanti a fare domande e a rispondere. Esso deve inoltre intervenire per censurare il mancato rispetto delle regole o comportamenti non pertinenti o disturbanti da parte di qualcuno. Il moderatore deve anche evitare che qualcuno monopolizzi il gioco, e fare in modo che tutti i partecipanti abbiano la possibilità di porre domande e di rispondere a domande altrui, compatibilmente col tempo a disposizione. Infine, deve incoraggiare le persone più timide o taciturne a partecipare attivamente al gioco.

Variante 1: domande a tema libero

In questa variante le domande possono essere relative a qualunque tema a scelta dell'interrogante. Il tema può essere diverso per ogni domanda ed è consentito fare più domande sullo stesso tema .

Variante 2: domande a tema predefinito

In questa variante, all'inizio del gioco, i partecipanti scelgono a maggioranza un tema di comune interesse e in seguito sono ammesse solo domande pertinenti con tale tema. In qualunque momento la maggioranza dei partecipanti potrà decidere di cambiare tema.

Scopo del gioco

Questo gioco serve ad educare e allenare le persone a comunicare in modo più significativo, creativo, libero, profondo, originale, coraggioso e al di fuori di schemi precostituiti.

Serve anche ad educare le persone ad interessarsi dei pensieri altrui, ad evitare dibattiti inconcludenti e a dire solo cose che interessano sicuramente l'interlocutore, Infatti,
  • fare una domanda a qualcuno è una dimostrazione di rispetto e interesse verso l'interrogato
  • l'interrogato ha la possibilità di esprimere informazioni, idee o opinioni sapendo che esse interessano l'interlocutore, e che difficilmente direbbe a qualcuno senza essere sollecitato a farlo
  • l'interrogato non ha bisogno di difendersi da critiche o obiezioni dato che queste non sono ammesse
  • l'interrogante ottiene solo informazioni di suo interesse
A seconda della personalità, delle motivazioni e dell’umore dei partecipanti, il gioco può avere effetti ludici, informativi, istruttivi, socializzanti, psicoterapeutici ecc. In ogni caso esso permette ai partecipanti di allenarsi a socializzare, a mettere in discussione qualsiasi cosa (a cominciare da se stessi), ad aprirsi agli altri e a prendere in considerazione le idee, i punti di vista e i sentimenti altrui.

L’importanza delle domande

Fare una domanda aperta e non retorica presuppone che non si conosca già la risposta e che si è aperti ad apprendere qualcosa di nuovo. Non fare mai domande significa credere di sapere già tutto ciò che è importante sapere.

Ma non fare domande può anche essere la scelta prudente di chi preferisce non comunicare in modo profondo per non mettere a nudo le proprie carenze intellettuali, morali e sentimentali, e per evitare che l’altro scopra che non siamo così sani e normali come cerchiamo di apparire.

Nel mondo circolano troppe risposte preconfezionate a domande che nessuno fa, e poche genuine domande in cerca di risposta, specialmente per ciò che riguarda i fatti umani.

Viviamo in una società solo apparentemente libera, dove le persone non osano interagire in modo creativo, fuori dagli schemi, né mettere in discussione i luoghi comuni. Si teme di apparire strani, disadattati o ipodotati.

La “normalità” resta un culto al quale si sacrifica la creatività e la libera iniziativa. Si confonde la normalità con la salute mentale e si spendono enormi energie per apparire normali.. Perciò le persone evitano normalmente di fare domande (agli altri e a se stessi) a meno che non ci siano le condizioni esterne per cui ci si aspetta che vengano fatte domande di un certo tipo. Il senso dell’opportunità e il “bon ton” sono tiranni invisibili che vietano di porre domande che possano, a ragione o a torto, essere considerate indiscrete, inappropriate o impertinenti.

Questo gioco, rendendo lecito, anzi, richiesto, porre domande, può aiutare ad aprirsi e a comunicare al di fuori delle gabbie mentali in cui normalmente si abita.

    2 commenti:

    1. potreste spiegarmi questa parte delle regole che apparentemente contrasta con la libertà di pensiero e lo scopo del gioco: "Non è ammesso dire cose che non siano né domande né risposte.

      E' vietato dare giudizi di valore sulle persone o dibattere sulla validità dei punti di vista propri e altrui. Si possono esprimere opinioni soltanto su richiesta.

      Le domande dovrebbero essere "aperte", cioè non richiedere una risposta chiusa (come ad esempio un sì o un no, oppure la scelta tra opzioni predefinite oppure un numero), ma l'espressione di un pensiero completamente libero." specialmente la prima frase sembra un po' limitante.

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      Risposte
      1. Bruno Cancellieri4 marzo 2015 20:54

        Le restrizioni a cui alludi stabiliscono dei limiti con un obiettivo ben preciso.
        Infatti impediscono che nascano dibattiti in cui, dopo che qualcuno ha espresso un suo punto di vista, qualcun altro dica cose come ad esempio "non sono d'accordo, le cose non stanno così ma in altro modo, hai detto cose non vere, il problema è un altro ecc." come avviene in quasi tutti i contesti convenzionali dove non ci sono restrizioni, col risultato di discussioni senza fine dove ognuno cerca di dimostrare di aver ragione e che l'interlocutore ha torto, o di saperne di più e alla fine ognuno resta con la sua opinione senza aver preso in considerazione il punto di vista altrui.
        Lo scopo del gioco è infatti quello di stimolare la libera espressione in una modalità non competitiva, non aggressiva e non difensiva, cosa tanto rara quanto utile.
        Inoltre il fatto che non si possa dire nulla che non sia una domanda o una risposta, evita che si dicano cose che non interessano chi le ascolta. Infatti, chi fa una domanda chiede qualcosa che gli interessa sapere, mentre chi risponde dice cose che interessano almeno l'interlocutore.

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