2017/10/16

Meditazione e metainterazione

Il tipo di meditazione che preferisco è la metainterazione. Essa consiste nell'immaginare di separare il mio io (ovvero la mia coscienza) dal resto della mia persona, nel portarlo fuori dal mio corpo, e nel dirigere la sua attenzione alle interazioni tra la mia persona e quelle altrui, interrogandomi sui rispettivi bisogni e le strategie per soddisfarli, le quali danno luogo alle interazioni stesse e ne determinano le forme. È difficile fare questa meditazione durante le interazioni, ma si può fare benissimo prima e dopo di esse.

Le narrazioni degli stupidi

Più uno è stupido, meno è disposto ad ammetterlo, e più inventa o adotta narrazioni che servono solo a svalutare quelli più intelligenti.

La non banalità del banale

Un libro che per me è banale, ovvio, ingenuo, inutile, semplicista, per un altro potrebbe essere rivelatore di un nuovo modo di essere e di pensare, potrebbe risolvere alcuni suoi problemi o addirittura cambiare la sua vita. Per questo anche i libri banali vanno rispettati. D'altra parte molti non sono in grado leggere libri che non siano banali.

Il piacere di essere obbediti

A volte diamo ordini solo per il piacere di essere obbediti.

Saggezza di bugiardi, ciarlatani e stupidi

Anche i bugiardi, i ciarlatani e gli stupidi, in mezzo ad affermazioni false, infondate o insignificanti, dicono cose vere, sensate e utili, altrimenti nessuno li ascolterebbe.

Io, coscienza, interazione e metainterazione

L'io è il soggetto della coscienza. La sua attenzione oscilla tra interazione e metainterazione.


2017/10/15

Differenze umane e incomprensione

L'interazione sociale civile tra due persone è possibile solo se almeno uno dei due è capace di assumere l'attitudine dell'altro, ovvero di capire il punto di vista, le motivazioni e le preferenze dell'altro.

Infatti, l'uomo è l'unico animale capace di farlo, anche se vi riesce solo in parte e spesso in modo insufficiente per interagire in modo costruttivo.

Ovviamente, capire non significa approvare o condividere. Tuttavia, per poter approvare o disapprovare è neccessario prima capire, altrimenti l'approvazione o disapprovazione sarà infondata e irrazionale.

La cosa più importante per un essere umano, dopo aver soddisfatto i suoi bisogni fisici, è avere dei buoni rapporti con gli altri. Per avere buoni rapporti con gli altri è necessario comprendere gli altri, ovvero capire i punti di vista, le motivazioni e le preferenze delle persone con cui si interagisce, ma questo è tanto più difficile quanto più uno è diverso dall'altro.

Ne consegue che la pace sociale e la cooperazione sono tanto più difficili quanto maggiori sono le differenze tra i membri di una comunità.

Tuttavia una società può progredire solo grazie alle persone che sono molto diverse dagli altri e perciò capaci di innovare.

Ecologia di bisogni, comandi e obbedienze

Il mondo è un'ecologia di bisogni, comandi (richieste, esigenze) e obbedienze (servizi, soddisfazioni).

Le parti di un sistema comunicano trasmettendo comandi (in termini di stimoli) o risposte ai comandi. Ogni stimolo è un comando che esige (ottiene, dà luogo a) una risposta.

Un comando è conseguenza dell'obbedienza ad un altro comando. Infatti, per obbedire ad un comando proveniente da qualcuno o qualcosa, può essere necessario emettere un comando verso qualcun altro o qualcos'altro. D'altra parte, uno emette un comando se è comandato a farlo da un bisogno che chiede di essere soddisfatto.

I nostri bisogni comandano e noi obbediamo. Tutto ciò che facciamo, anche il pensare a certe cose invece che ad altre, lo facciamo per soddisfare dei bisogni, che sono per lo più inconsci.

Il compito dell'io è scegliere a quali comandi (interni ed esterni, consci o inconsci) obbedire.

How We Lie to Ourselves

2017/10/14

Filosofia e pensionati

La filosofia, al di fuori degli ambienti scolastici, è roba per pensionati. Infatti, chi è costretto a lavorare non ha tempo per interessarsi di filosofia, né la libertà di applicarla, a meno che non faccia parte della sua professione.

La misura della colpa

Tutti sbagliamo ogni tanto, tutti abbiamo delle colpe. Il problema sta nella valutazione della loro gravità e delle pene richieste per la loro indulgenza. Infatti quello che per uno è un peccato mortale, per un altro è un peccato veniale.

Inoltre, siccome la valutazione di una colpa è un fatto normalmente emotivo, è difficile misurarne il peso in termini razionali


Lezioni di umanità

Qualunque espressione umana, anche quelle apparentemente più stupide o cattive, dovrebbero essere considerate lezioni di umanità, ovvero descrizioni e dimostrazioni di aspetti generali e particolari della natura umana.

Sulla via dell'evoluzione

Nell'evoluzione dalla bestia all'Uomo c'è chi vorrebbe andare avanti, chi vorrebbe fermarsi e chi vorrebbe tornare indietro.

Nascondere le proprie doti

L'idea di essere meno dotati di altri (intellettualmente e/o moralmente) è insopportabile per qualunque essere umano. Per questo, se a volte ti sembra di essere più intelligente o saggio di qualcuno, cerca di non farglielo capire. Altrimenti lo metterai a disagio, gli diventerai antipatico, e quello, per rimediare, cercherà di trovare ogni possibile difetto nel tuo carattere, comportamento o visione del mondo. E sicuramente ne troverà almeno uno piuttosto grave. Alcuni tra i più probabili: arroganza, presunzione, narcisismo, rigidità mentale, chiusura alle idee diverse dalle tue, incapacità di autocritica, incapacità di ascoltare gli altri, sicurezza eccessiva, intransigenza, durezza, tendenza a trattare gli altri come stupidi o immorali, insensibilità, freddezza, scarsità di sentimenti e di empatia, bisogno di dimostrare di essere superiore, bisogno di aver sempre ragione, superbia, eccessivo razionalismo, mania di pensare troppo, eccessivo autocontrollo e mancanza di spontaneità, eccessiva serietà, incapacità di leggerezza, mania di giudicare te stesso e gli altri, incapacità di lasciarti andare, di prendere la vita come viene e di viverla pienamente ecc.

Imparare a vivere

Per imparare a vivere non basta una vita.

Appartenenza e obbedienza

L'appartenenza ad un gruppo o comunità richiede il riconoscimento delle relative autorità (politiche, culturali, etiche, estetiche, accademiche ecc.) e l'obbedienza ad esse.

Credenza e appartenenza

Credere in una certa credenza comporta l'appartenenza alla comunità dei credenti in quella credenza e l'indulgenza per ogni comportamento precedente al momento in cui la credenza si è formata.

Stimoli e creatività

È difficile pensare creativamente senza nuovi stimoli esterni.

2017/10/13

Reazioni cognitive ed emotive

La reazione emotiva ad uno stimolo è più veloce di quella cognitiva e condiziona quest'ultima.

2017/10/12

Stimoli, percezioni, categorie, sapienza

Noi non registriamo, né ricordiamo, né riconosciamo ciò che abbiamo visto o sentito (ovvero gli stimoli ricevuti dai nostri organi sensoriali), ma i risultati delle elaborazioni (ovvero selezioni e traduzioni) di tali stimoli, ovvero istanze di categorie formali, cognitive ed emotive, e le relazioni associative, comparative e gerarchiche tra di esse.

La formazione di tali categorie in un individuo avviene attraverso le sue esperienze, e dipende dalla loro qualità, quantità e varietà, e dalla costituzione genetica degli organi coinvolti nella loro elaborazione.

Quanto più numerose e varie sono le esperienze di una persona, e quanto più sofisticati sono i suoi organi percettivi (ovvero quanto maggiore è la sua sensibilità), tanto più ricco e complesso è il corredo di categorie formali, cognitive ed emotive (e di relazioni tra loro) che tale persona può acquisire e sviluppare, ovvero il grado di intelligenza e sapienza che essa può raggiungere.

Il senso e il significato delle cose

Le cose, le parole, le idee non hanno un senso o un significato in sé; è la psiche che dà loro un senso e un significato, più o meno diverso da persona a persona.

Stimoli e reazioni

Quando leggiamo un libro, vediamo un film, visitiamo una mostra, o facciamo una passeggiata o un'escursione, sottoponiamo il nostro cervello ad una serie di stimoli suscettibili di causare reazioni cognitive ed emotive, e di modificare la nostra mappa cognitivo emotiva, ovvero il programma che determina il nostro comportamento.

Libertà relativa

La libertà è sempre relativa: libertà da qualcosa che ci costringe o libertà di fare qualcosa che desideriamo fare. La libertà assoluta non esiste. Infatti ci sono infinite cose che non possiamo fare e infinite situazioni alle quali non possiamo sfuggire.

2017/10/11

Il modo giusto di pensare e discutere

X (ovvero una qualsiasi persona, cosa, idea, fatto ecc.) ha molte definizioni, e per discuterne bisogna prima scegliere una di esse. Dopodiché si può eventualmente pensare o affermare che X, secondo una certa definizione, abbia aspetti positivi e aspetti negativi, ovvero in certi contesti, situazioni, casi, momenti, sia più o meno piacevole o utile a certe persone e più o meno spiacevole, inutile o nociva a certe alle persone.

Post subliminali

Amici (si fa per dire), vorrei scrivere qualsiasi cosa per ricordarvi (implicitamente, indirettamente, subliminalmente) che esisto, che sono intelligente, colto, ben informato, dotato di senso dell'umorismo, empatia, buoni sentimenti, a posto con la coscienza, ben integrato nella società, desiderabile e meritevole di considerazione, ma in questo momento non mi viene in mente nulla di adatto a tale scopo. Ma non preoccupatevi, entro qualche ora qualcosa troverò. Comunque grazie dell'attenzione.

2017/10/10

Amicizie mute

Facebook è un luogo strano, dove due persone possono diventare amiche senza scambiare una parola. Ma ciò avviene anche tra l'autore di un libro e i suoi lettori, tra un cantante e i suoi fan.

Pensare

Pensare: attività dell'io cosciente, consistente nell'immaginare e valutare relazioni e interazioni tra varie entità (persone, cose, idee, fatti ecc.).

Tra le entità pensate più ricorrenti vi sono la propria persona, quelle altrui, risorse economiche, religioni, divinità, spiriti, tabù, imperativi morali, costumi sociali, memi, leggi dello stato, leggi fisiche, strumenti, fatti storici o mitologici, la vita, la morte, i propri ricordi.

Le relazioni e interazioni pensate possono essere più o meno complesse e varie, e più o meno corrispondenti alla realtà, in funzione dell'intelligenza, della cultura, delle esperienze e della sensibilità del soggetto.

Avvocati di se stessi

Molto spesso, quando due persone discutono, è come se a discutere fossero i loro avvocati, il cui mestiere e scopo è solo quello di dimostrare il torto della parte avversa.

2017/10/09

Come scegliere con chi interagire

Per essere felici bisogna avere buoni rapporti con gli altri. Per avere buoni rapporti con gli altri è necessario che gli altri siano adatti a noi.

Chi sono gli altri? Potenzialmente circa otto miliardi di persone. Considerando che possiamo avere rapporti solo con un numero di persone limitato si pone il problema della selezione delle persone con cui interagire, ovvero di chi o cosa sceglie le persone con cui una persona interagisce.

Problemi sociali e natura umana

È difficile affrontare utilmente (e ancor più risolvere) i problemi sociali se tra gli interessati non c'è un minimo accordo sulla natura umana, ovvero sulla struttura e il funzionamento dell'essere umano in generale.

2017/10/07

Associazione per lo studio cooperativo della natura umana

Vorrei fondare un'associazione culturale dedicata allo studio cooperativo della natura umana con l'obiettivo di raccogliere, selezionare, discutere e strutturare in un sito web, letteratura e documenti multimediali riguardanti la natura umana, quali libri, articoli, video, riferimenti ecc.

Spirito religioso e bisogno di familiarità

Penso che che tutte le religioni e le filosofie spiritualiste abbiano in comune una visione del mondo (visibile e invisibile) che soddisfa il bisogno di familiarità, ovvero di far parte di una famiglia in senso esteso e astratto, nella quale è possibile assumere, in senso metaforico, uno o più dei ruoli archetipici di figlio, fratello, padre o madre.

2017/10/06

Spirito e amore

Ci sono parole, come "spirito" e "amore" a cui ognuno dà il significato che vuole, ovviamente a proprio vantaggio, soprattutto per giustificare e sostenere il proprio comportamento e le proprie opinioni o illusioni. Trattandosi di concetti non scientifici, essi non possono essere messi in discussione scientificamente o razionalmente, e ciò permette loro di prospettare e diffondersi, data la loro utilità e flessibilità di uso. Infatti, in nome dell'amore o dello spirito tutto può essere giustificato senza rischio di smentita, sia l'azione che l'inazione, l'impegno e il disimpegno, il comandare e l'ubbidire. Così ognuno interpreta l'amore e lo spirito come gli conviene, dal momento che non esiste una definizione chiara, verificabile, misurabile, confutabile e universalmente condivisa di tali concetti.

Psicologia dell'appartenenza

Il bisogno di appartenenza non ha solo motivi di sopravvivenza, dato che soli si muore, ma anche motivi che hanno a che vedere con la sicurezza e la tranquillità di interagire con persone non libere, ma limitate dalle regole della comunità.

La morbosa paura inconscia di aver torto

Una delle paure inconsce più diffuse nelle culture dove esiste una certa libertà di opinione è quella di aver torto. Perché sin da piccoli siamo stati programmati a credere che chi ha ragione vale e ha il diritto di comandare, mentre chi ha torto non vale e ha il dovere di obbedire.

In altre parole, per l'inconscio, una persona vale nella misura in cui ha ragione, e siccome la prospettiva di una svalutazione della propria persona è terrificante, ognuno si batte per dimostrare di aver ragione, ovvero che chi non è d'accordo con le proprie opinioni ha torto.

Per l'inconscio, aver torto significa la "morte civile", ovvero essere condannati all'emarginazione sociale o ad occupare i ranghi più bassi della gerarchia sociale, a non avere nemmeno diritto di parola, essendo questa implicitamente "sbagliata" per il fatto di aver avuto torto.

L'equazione "torto = svalutazione" è diffusissima e causa di sofferenze e disturbi mentali, dal bias cognitivo fino alla schizofrenia, dato che l'uomo è disposto (inconsciamente) perfino ad alterare la realtà pur di credere e dimostrare di non aver torto.

Sangue e numeri

Il sangue ci tiene in vita trasportando i nostri nutrimenti, le nostre emozioni e i nostri scarti. In esso navigano i nostri piaceri e dolori.

Il sangue è fatto di numeri di particelle colorate. Tali numeri non devono essere troppo grandi o troppo piccoli rispetto al "giusto", altrimenti il sangue non funziona e non riesce a tenerci in vita.

Il mondo è fatto di numeri e la vita dipende dai "giusti" rapporti tra numeri nel sangue, nella carne e soprattutto nei nervi.

2017/10/05

L'inesorabile doppio vincolo

Tutto ciò che dico può essere usato contro di me. Anche ciò che sto dicendo. Se dico qualcosa di banale qualcuno mi accuserà di dire delle banalità, se dico qualcosa a cui nessuno ha mai pensato qualcuno mi accuserà di presunzione, se dico qualcosa su cui qualcuno è in disaccordo, qualcuno mi dirà che dico cose false, se dico qualcosa su cui tutti sono d'accordo, qualcuno mi accuserà di dire cose ovvie o di non aver coraggio di uscire dai soliti schemi. Se non dico nulla, qualcuno mi accuserà di essere chiuso o taciturno, o di non avere idee. Il doppio vincolo (double bind) di G. Bateson è dappertutto e tende a fare di noi degli schizofrenici.

Perché Dio ascolta le preghiere solo di alcuni?

Come rispondere in modo (volutamente) oscuro ad una domanda chiara e semplice. Una non-risposta spacciata per risposta erudita. Ecco a cosa serve una laurea in teologia, a confondere e intimidire la gente, a non fargli capire che viene presa in giro. Obiettivo della Chiesa è fare di persone libere delle pecore che seguono un pastore misterioso e astruso.

Da Famiglia cristiana del 3-10-2017

GIAN FRANCO: Perché Dio ascolta le preghiere di alcuni risolvendo i loro problemi, mentre è sordo alle richieste di altri a volte più meritevoli?

RISPOSTA DEL TEOLOGO PINO LORIZIO: Non sempre, quando un nostro problema (di salute o lavoro) trova soluzione dobbiamo attribuire tale esito positivo a un intervento diretto di Dio, al quale pure ci siamo rivolti invocando il suo aiuto. E non sempre le disgrazie che ci accadono hanno come origine Dio, il quale non viene a esaudire i nostri desideri, ma a compiere le sue promesse (secondo un profondo pensiero di D. Bonhoeffer). E queste promesse sono sempre mantenute sia quando ci accade qualcosa di bene, sia quando siamo visitati dal dolore e dalla sofferenza. Ogni nostra invocazione, come quella del Signore Gesù prima della sua passione e morte, dovrà infatti approdare all’abbandono: «Non la mia, ma la tua volontà si compia». La preghiera, più che una lista di richieste, deve agire in noi perché diveniamo docili e disponibili a vivere secondo la volontà e il pensiero di Dio, come il suo Figlio nella sua passione e morte, ma anche nei momenti sereni della sua vita terrena.

http://www.famigliacristiana.it/articolo/perche-dio-ascolta-le-preghiere-soltanto-di-alcuni.aspx

2017/10/04

Il particolare senza il generale

Quando si afferma qualcosa, si tratta di qualcosa di particolare o di generale.

Se si tratta di una cosa particolare, allora bisognerebbe fare riferimento al contesto generale di cui quella cosa è parte, altrimenti la trattazione non avrebbe senso. Infatti non esistono cose isolate, ma ogni cosa è parte di qualcosa (ovvero un sistema) di ordine superiore, ed è in qualche relazione con le altre parti di quella cosa e/o col sistema stesso.

Se invece si tratta di qualcosa di generale, allora bisognerebbe indicare le parti che compongono quella cosa, ovvero i sottosistemi del sistema. Altrimenti quella cosa sarebbe un'incomprensibile e inutile astrazione, dato che sarebbe impossibile comprendere cosa essa comprende.

Quando si parla di cose che riguardano l'uomo, mi pare che il più delle volte si tratta di aspetti particolari senza alcun riferimento al contesto generale, ovvero a cosa sia l'uomo in generale, forse perché la natura umana in generale viene data per scontata, come qualcosa di oggettivo, mentre non lo è affatto. Non esiste, infatti, una definizione o descrizione della natura umana universalmente condivisa.

Il risultato è quello della metafora dei ciechi e dell'elefante, dove ogni cieco descrive la parte dell'animale che ha toccato ma nessuno di loro riesce a vedere l'insieme.

Questionario relazionale

Ho cercato di immaginare le domande da farsi o da fare per capire una persona X in chiave relazionale, che secondo me è l'unica chiave di comprensione sensata.
  • con chi x si relaziona?
  • chi frequenta?
  • chi evita di frequentare?
  • come seleziona le persone con cui relazionarsi?
  • che relazione ci può essere tra x e me?
  • a quali gruppi e categorie sociali appartiene?
  • cosa offre e cosa chiede agli altri?
  • in cosa si differenzia dagli altri?
  • di cosa ha bisogno?
  • da chi dipende?
  • a chi ha fatto del bene?
  • a chi ha fatto del male?
  • di chi è amico?
  • di chi è nemico?
  • di chi è amante?
  • a quale famiglia appartiene?
  • quali sono i suoi maestri di vita?
  • quali cose l'appassionano?
  • quali cose gli fanno paura?
  • quali cose lo disgustano?
  • con chi va d'accordo?
  • con chi non va d'accordo?
  • come cerca di presentarsi agli altri?

Valori relazionali

Le cose, le persone, le idee, non hanno qualità o valore in sé. Nulla è in sé giusto o sbagliato, buono o cattivo, bello o brutto, utile o inutile. Ciò che ha qualità o valore (positivo o negativo) sono le particolari relazioni, interazioni, transazioni, tra le cose, le persone, le idee.

Infatti, per esempio, una stessa persona A può interagire bene (ovvero in modo soddisfacente) con una persona B e male con una persona C. E una stessa cosa può essere utile ad una persona e nociva ad un'altra.

Quindi non bisogna mai valutare le cose, persone e idee isolatamente, separatamente, ma le possibili relazioni tra di esse.

Giocare col caso

Il caso è importantissimo. La vita è cominciata per caso e le specie viventi si sono evolute per caso. Anche la storia dell'umanità è il risultato di eventi casuali.

Le mutazioni genetiche (casuali) hanno prodotto nuove forme di vita. Quelle adattative sono sopravvissute, quelle disadattative no.

Lo stesso processo vale per i cambiamenti sociali.

Anche la creatività (intellettuale, artistica, etica, scientifica, tecnologica ecc.) è basata sul caso. Il cervello produce idee a caso, sia quando siamo svegli, sia durante il sonno. Quelle che "funzionano", ovvero hanno effetti interessanti o utili, vengono memorizzate, riutilizzate e trasmesse ad altre persone; quelle che non funzionano o producono danni, vengono abbandonate o si estinguono con la morte del proprietario.

Per avere idee nuove bisogna giocare col caso.

Agitare il cervello prima dell'uso.

Sull'ecologia della mente

Non abbiamo bisogno di certe cose, persone o idee, ma di interagire in certi modi con certi tipi di cose, persone e idee.

La vita non è fatta di cose, ma di interazioni tra idee scritte nelle cose.

Queste sono alcune idee che ho appreso dall'Ecologia della mente di Gregory Bateson.


2017/10/03

La mente secondo Gregory Bateson

Tratto dalla " Introduzione a Gregory Bateson" (a cura di Marco Deriu) edizioni Bruno Mondadori, Milano, febbraio 2000, pp. 1-104. Gregory Bateson: il pensiero del vivente e la vita di un pensiero

I. Una mente è un aggregato di parti o componenti interagenti. In altri termini le particelle subatomiche non sono menti, perché non sono complesse. Il processo mentale presuppone una differenziazione interna e un’interazione e organizzazione di parti multiple.

II. L'interazione fra le parti della mente è attivata dalla differenza. Mentre nel mondo materiale (quello che Jung chiama Pleroma) una forza o un urto possono essere causa di un evento, nel mondo delle idee (Creatura, in termini junghiani) è necessario che vi sia una relazione fra due parti oppure una relazione fra la stessa parte in due momenti diversi. Ciò che non muta è impercettibile.

III. Il processo mentale richiede un'energia collaterale. Nel mondo vivente valgono le leggi della conservazione di energia: non c’è né creazione né distruzione di energia.

IV. Il processo mentale richiede catene di determinazione circolari o più complesse. Poiché il sistema è circolare, nota infatti Bateson, in qualsiasi punto si registrino degli eventi, i loro effetti possono fare il giro completo del sistema per ripercuotersi e produrre nuovi cambiamenti nel punto di origine.

V. Nel processo mentale gli effetti della differenza devono essere considerati come "trasformate" (cioè versioni codificate) della differenza che li ha preceduti. Il processo di percezione è un atto di assegnazione di tipi logici.

VI. La descrizione e la classificazione di questi processi di trasformazione rivelano una gerarchia di tipi logici immanenti ai fenomeni (per esempio messaggi e metamessaggi, classificazione, apprendimento e deuteroapprendimento ecc.

Comprensione critica

Criticare è un diritto e un dovere, se si vuole migliorare la società. Tuttavia prima di criticare bisogna comprendere, perché non ha senso criticare ciò che non si comprende. La "comprensione critica" è l'atteggiamento ideale.

2017/10/02

La vita come sistema

Penso alla vita come sistema di parti interne ed esterne all'individuo, che interagiscono, tutte necessarie, e quando qualcuna delle interazioni non funziona, tutto il sistema non funziona e si ammala. È la filosofia di Gregory Bateson, l'ecologia della mente.

Sulla capacità di ragionare

Tutti ragionano, ma in modi diversi, e ognuno ha ragione dal suo punto di vista, anche una scimmia. Il problema è che quasi tutti pensano che il proprio punto di vista sia quello giusto, e che sia sufficientemente ampio, più ampio di quello altrui. La verità è che ogni punto di vista è insufficiente, anche quello dei grandi filosofi e studiosi e, a maggior "ragione", anche il mio.

Sulla forza di volontà

Cercare di impiegare la forza di volontà è come cercare di sollevarsi tirandosi su con i lacci delle scarpe. [Da un volantino di Anonimous Alcoholics]

2017/10/01

Il problema sono gli altri

Il problema fondamentale sono sempre gli altri, ovvero come interagire con gli altri senza perderci nel bilancio tra il dare e l'avere, ovvero tra ciò che ci si guadagna e il "prezzo" da pagare.

Blog di Bruno Cancellieri