2017/08/19

Complottismo

Anche io sono complottista e indignato e denuncio il complotto internazionale degli ignoranti e degli stupidi uniti contro chi è più intelligente e sapiente di loro.

Per una rivoluzione intellettuale globale

Quando, dopo un attentato terroristico, leggo o sento i commenti di giornalisti, scrittori, politici o dei cosiddetti esperti, sono preso dallo sconforto per l'inutilità e il vuoto delle loro parole.

Problemi come il terrorismo, la globalizzazione selvaggia, l'inquinamento del pianeta, l'iniqua distribuzione delle ricchezze ecc. non si possono risolvere alla radice se non si affronta il problema della salute mentale dell'umanità in generale, a livello planetario, specialmente per quanto riguarda l'uso delle religioni e delle tradizioni intellettuali (sia popolari che accademiche) che condizionano il nostro modo di pensare e l'uso delle nostre facoltà mentali.

I tempi sono maturi per una rivoluzione intellettuale globale che tenga conto degli ultimi sviluppi delle neuroscienze e della cibernetica applicati alla psicologia e ai rapporti sociali. Autori consigliati: Alfred Korzybski, Gregory Bateson, George Herbert Mead, Luigi Anepeta, Paul Watzlawick, Daniel Goleman, Edgar Morin.

2017/08/18

Pazzi e stupidi

Per essere pazzi ci vuole una certa intelligenza perché la pazzia è una intelligenza distorta. Invece gli stupidi non impazziscono, restano stupidi. Pertanto la gente si può dividere in due categorie: i pazzi e gli stupidi. I sani di mente sono rare eccezioni, contano poco nella società e sono poco riconoscibili. Modestamente, io appartengo alla categoria dei pazzi.

Come funziona la psiche

È vero ciò che mi piace o mi conviene, falso ciò che mi spiace o non mi conviene. È così che funziona la psiche.

Il clan in testa

Ognuno di noi ha in testa un particolare "clan" (cioè una comunità interiore di appartenenza) ovvero una struttura sociale o comunità ideale che condiziona il nostro comportamento come una gabbia mentale, con i suoi obblighi e i suoi tabù, e l'imperativo categorico di non essere mai indegni del clan stesso.

Questo clan interiore si forma quando siamo bambini, attraverso l'educazione che riceviamo e le esperienze sociali che viviamo. Esso contiene forme, norme, linguaggi, valori, obblighi, divieti, margini di libertà, ruoli, ranghi, e strutture sociali che ci consentono di interagire con gli altri in modo "regolato" ovvero non completamente libero, al fine della conservazione del clan stesso e della cooperazione tra i suoi membri.

Il Super-io freudiano è l'agente inconscio del clan, che provvede a punire (tramite ansia, angoscia, panico ecc.) qualunque comportamento suscettibile di causare l'emarginazione del soggetto dal clan stesso.

Educazione chiusa e aperta

L'educazione può essere più o meno chiusa o aperta. Quella chiusa tende a istruire l'allievo su un certo sistema o modus vivendi per poterlo usare dopo essersi adattati ad esso. Quella aperta tende a dare all'allievo degli strumenti per inventare nuovi sistemi e nuovi modus vivendi dopo aver esaminato criticamente quelli attuali.

Ciarlatani e stupidi

Ciarlatano: chi propone una soluzione semplice ad un problema complesso, o afferma che il problema sia molto più semplice di quanto si pensi o non esista, o che per risolverlo basti volerlo e seguire i suoi consigli.
Stupido: chi crede al ciarlatano.
Il ciarlatano prospera sulla stupidità umana, e il suo successo è la prova che essa esiste ed è molto diffusa.

2017/08/17

Sulla spontaneità delle interazioni umane

Quando due persone interagiscono vis-à-vis, normalmente lo fanno, spontaneamente e automaticamente, non avendo il tempo di riflettere prima di parlare, e soprattutto non avendo il tempo di studiare l'interlocutore. Ciascuno si aspetta infatti che l'altro risponda immediatamente ad una domanda o ad una osservazione, e oltre tutto la spontaneità è considerata una virtù, mentre il calcolo razionale della risposta un difetto o comunque qualcosa di sgradevole o inquietante.

Va anche detto che quasi nessuno è capace di studiare razionalmente il suo interlocutore e di scegliere razionalmente cosa dirgli o fargli, e quasi tutti interagiscono affidandosi ai loro sentimenti, impulsi e pregiudizi, col risultato che le interazioni sono per lo più irrazionali, poco produttive e più o meno violente.

Libri tossici

Anche un libro, in quanto cibo per la mente, può essere tossico. Prima di leggere un libro, cerchiamo di capire se e quanto sia sano, e durante la lettura non smettiamo mai di considerare i suoi effetti collaterali.

Certi libri servono solo a compiacere il lettore confermando le sue opinioni, a dargli l'illusione di aver accresciuto la sua cultura e a distogliere la sua attenzione da altri libri più sani e rischiosi perché potrebbero stimolare il progresso umano.

Cose buone o cattive?

Per me le cose non sono mai buone o cattive in assoluto, ma più o meno utili a qualcuno rispetto a certi suoi fini in un certo momento della sua vita.

Perché la gente fa quello che fa?

Un essere umano fa ciò che fa o perché ha paura di non farlo o perché crede o sente che facendolo starà meglio (ovvero soddisferà meglio i suoi bisogni) piuttosto che non facendolo.

Sull'esistenza dei demoni

I demoni esistono e agiscono, ma solo nelle nostre menti.

Cosa ho capito dalla "Semantica Generale" di Alfred Korzybski

Qualunque affermazione o valutazione che non sia contestualizzata strutturalmente, collocata nello spazio e nel tempo, relativizzata rispetto ad un fine e quantificata statisticamente, non è né vera né falsa, è insignificante e, in quanto tale, è inutile discuterla, se non come reazione psichica più o meno adatta alla soddisfazione dei bisogni umani. Questo è ciò che, in sintesi, ho capito dalla lettura (ancora in corso) di "Science and Sanity" di Alfred Korzybski. Logico direi, anzi, psico-logico.

2017/08/15

Il significato degli auguri

Quando si augura qualcosa di buono ad una persona (ad esempio buon giorno, buon compleanno, buon viaggio, buona vacanza, buon natale, buon ferragosto ecc.), visto che nessuno è in grado di determinate il futuro dell'altro, l'augurio significa: mi farà piacere se tu passerai una piacevole giornata, o farai un piacevole viaggio ecc. Insomma, è come dire: il tuo piacere è anche il mio, ovvero, provo empatia verso di te.
Ma allora perché non dirlo esplicitamente? Perché non dire direttamente: "mi sei simpatico" o "ti voglio bene"? Troppo compromettente? Troppo generoso?

Carezze elettroniche

Scusate se ho la fastidiosa abitudine di interpretare psicologicamente il comportamento delle persone oltre, dietro e sotto le intenzioni dichiarate, ma io nei post di Facebook vedo quasi sempre un tentativo di ricordare agli altri la propria esistenza e di chiedere un po' di approvazione e una metaforica carezza (un like). Ovviamente questo vale anche per i miei post.

Libertà: fine o mezzo?

La libertà dovrebbe essere un mezzo, non un fine.

Giocare col gioco

Un essere umano, normalmente, non interagisce direttamente con un altro membro della stessa specie, ma con una struttura mentale a cui entrambi appartengono e che è regolata da certe regole accettate e rispettate da entrambi.

Il rapporto è simile a quello di un giocatore, che non interagisce direttamente con un altro giocatore, ma con il gioco che stanno giocando.

È come se ogni giocatore osservasse un suo robot in uno schermo TV mentre gioca con un altro robot, e decidesse le prossime mosse del suo robot sulla base della situazione del gioco.

Il gioco degli scacchi è una metafora di quanto ho affermato. Infatti, le mosse di ciascun giocatore vengono decise sulla base delle posizioni delle rispettive figure, per cui, a tutti gli effetti, ogni giocatore gioca, ovvero interagisce, con il gioco, più che con l'avversario. Infatti, i giocatori non si toccano mai, né hanno bisogno di dirsi alcunché, essendo le regole del gioco note a, e accettate da, entrambi.

Nella vita reale le figure degli scacchi sono sostituite dagli atti e dalle parole che gli interattori si scambiano, e in ogni momento è come se, su una scacchiera ideale, ci fossero delle figure posizionate in un certo modo corrispondente alle cose che ciascun giocatore ha fatto o detto nella partita in corso.

Stimoli, situazione e reazioni

Ciò che appare semplicemente come risposta ad uno stimolo, è invece normalmente una reazione alla percezione di una situazione, la quale comprende uno o più stimoli particolari e un particolare contesto in cui essi di producono.

Il sistema o sottosistema che determina il comportamento di un essere vivente, infatti, prima di riconoscere uno stimolo deve riconoscere il contesto in cui lo stimolo viene percepito, perché è il contesto che dà significato allo stimolo, secondo un programma predefinito, che possiamo chiamare mappa cognitivo emotiva.

Riepilogando: situazione = contesto più stimolo; reazione = azione determinata dal riconoscimento di una situazione.

Sull'efficacia di una psicoterapia

Una psicoterapia è efficace nella misura in cui riesce a cambiare le risposte cognitivo-emotive del soggetto alle diverse situazioni, rendendo tali risposte più adatte alla soddisfazione dei bisogni propri e altrui.

Cosa piace e cosa fa paura ad un essere umano

Ad un essere umano piace tutto ciò che conferma la sua appartenenza all'umanità, la sua integrazione e partecipazione interattiva ad una comunità; tutto ciò che lo fa sentire parte integrante, costituente, contribuente, coerente, armonica, simbiotica, utile, non superflua, di un gruppo; tutto ciò che gli conferma di avere un ruolo nella società i cui altri membri accettano, approvano e usano per la loro soddisfazione attraverso un continuo dialogo e scambio; tutto ciò che lo fa sentire "giusto" non in senso morale (perché la morale è una razionalizzazione di qualcosa di più profondo) ma formale e materiale, nel senso della tessera di un puzzle, che nel quadro ha un posto unico ad essa assegnato, che solo il soggetto può riempire perfettamente, e in sua mancanza il puzzle è incompleto o sbagliato.

2017/08/14

Psicologia, automiglioramento e conformismo

La questione non è se sia vera, o più vera, la teoria psicologica X o la Y, ma quanto l'uomo sia interessato a conoscere la propria natura e il proprio funzionamento. Infatti anche la migliore teoria sulla natura umana, ovvero sul modo in cui un essere umano funziona, è inutile se l'interessato non è interessato a conoscerla, né desidera, attraverso tale conoscenza, migliorare il proprio comportamento in termini di soddisfazione dei propri bisogni.
Temo infatti che la gente sia talmente conformista che si interessi di psicologia solo quando, e nella misura e con la profondità profondità, in cui essa sia di moda.

Bisogno di partecipazione interattiva

L'uomo ha bisogno di far parte interattiva di un gruppo sociale, quello che ritiene più adatto alla propria personalità, ovvero quello in cui ha una buona possibilità di essere accettato e rispettato per come è, e che non gli impone costrizioni o sacrifici troppo onerosi rispetto alle proprie capacità.

Una volta accolto in un certo gruppo, l'individuo interagisce periodicamente con gli altri membri secondo le forme, norme, valori, regole, obblighi, divieti, margini di libertà, ruoli ecc. caratteristici del gruppo stesso.

La partecipazione può essere più o meno riuscita, dando luogo, a seconda dei casi, a sentimenti ed emozioni di piacere, ansia, paura, dolore ecc.

In mancanza di un gruppo di cui far parte e in cui interagire, l'individuo può incorrere in sofferenze e disturbi mentali.

Paura della conoscenza

Se la maggior parte degli esseri umani trovasse piacere nella lettura di testi di divulgazione scientifica sulla natura umana, il mondo sarebbe molto più civile, giusto e pacifico. Invece l'uomo, tranne poche eccezioni, non sente il bisogno di conoscere il proprio funzionamento, anzi, ha una paura inconscia di apprenderlo, o si illude di saperne abbastanza, per averlo imparato dai genitori, a scuola o al catechismo.
La paura della conoscenza è radicata nelle religioni, che hanno sempre cercato di avere il monopolio del sapere, della saggezza e della morale. Infatti Adamo ed Eva furono cacciati dal paradiso e severamente puniti, insieme coi loro discendenti, per aver desiderato e mangiato il frutto dell'albero della conoscenza. Proprio in questo consiste il peccato originale, che ancora oggi è causa di sensi di colpa e della paura inconscia di sapere come funzioniamo, anche per le responsabilità morali che tale conoscenza comporterebbe.

2017/08/13

Gli interessi di una chiesa

A una chiesa non interessa tanto che i suoi fedeli siano felici in questa vita, o che conoscano le sacre scritture, quanto che rimangano fedeli, obbedienti, rispettosi della sua autorità e contribuiscano al suo sostentamento economico.

Di cosa dovremmo preoccuparci

Non dovremmo preoccuparci tanto di ciò che la gente fa, quanto di ciò che non fa, ovvero studiare la natura umana e occuparsi attivamente del bene comune.

2017/08/12

Conformismo e bisogno di accoglienza

Il bisogno più importante per un essere umano, oltre la sopravvivenza, è di essere accolto dalla propria comunità.

Affinché ciò avvenga, un individuo ha bisogno di dimostrare a se stesso e agli altri di essere degno di accoglienza.

Per dimostrarlo, esso si comporta in modo conforme alle forme, norme, valori, abitudini e aspettative della maggioranza della comunità stessa.

E' così che la maggior parte degli esseri umani, per essere accolti dalle loro comunità, sacrificano la loro libertà, diversità, originalità e creatività.

Funzionamento della mappa cognitivo-emotiva

La figura seguente serve ad illustrare come immagino la struttura e il funzionamento di una mappa cognitivo-emotiva.



Ogni entità psichica (parola, simbolo, concetto, immagine ecc. che indicheremo con la sigla EP) occupa un posto nella rete neuronale ed è collegata o collegabile con qualunque altra EP e con il sistema emotivo (SE).

Ogni EP da sola o in combinazione con una o più altre EP ha una carica emotiva (di bisogno / piacere / attrazione oppure rigetto / dolore / repulsione).

Il SE è una specie di database in cui sono memorizzate tutte le cariche emotive associate alle EP singolarmente, o a combinazioni di EP (CEP).

Quando una EP o CEP viene evocata (dall'esterno o dall'interno) il SE genera l'emozione programmata corrispondente. Essa corrisponde alla "risposta semantica" come descritta nella "Semantica generale" di Alfred Korzybski.

Quando la risposta cognitivo-emotiva associata ad una particolare CEP è dolorosa oltre un certo limite, il sistema nervoso fa in modo da inibire la combinazione stessa, ovvero evita, mediante il meccanismo dell'attenzione selettiva, che le EP che la compongono vengano percepite insieme.

Comprensione parziale e presunzione totale

Coloro che non hanno capito nulla di un certo fenomeno sono meno dannosi di quelli che, avendone capito una parte, credono di averlo capito tutto.

2017/08/11

La questione della pazzia

La questione non è se siamo pazzi o sani di mente, ma se siamo consapevoli o inconsapevoli della nostra pazzia.

2017/08/10

Sono pazzo ma nessuno ci crede

Sono furbo. Sono riuscito a far credere a tutti quelli che ho conosciuto che sono sano di mente. Neanche quando dico loro che sono pazzo ci credono. Perché se ci credessero dovrebbero cominciare a chiedersi se non sono malati di mente anche loro. La verità è che sono pazzo per il semplice fatto di essermi adattato ad una società malata.

Comportamento come causa ed effetto

Il comportamento di una persona è, parzialmente, causa ed effetto del comportamento delle persone con cui interagisce.

I 12 “bias cognitivi” che ci impediscono di essere razionali

https://lospiritodeltempo.wordpress.com/2013/01/15/i-12-bias-cognitivi-che-ci-impediscono-di-essere-razionali/

Religioni e strutture mentali

Le religioni e, più in generale, le credenze in realtà che esistono solo nell'immaginazione di alcuni, sono (anche) un modo per occupare e controllare le menti delle persone, dare loro strutture e linguaggi comuni e distoglierle da pensieri troppo liberi.

2017/08/08

Cosa ci unisce, cosa ci divide

La nostra società si sta disintegrando perché diminuiscono le cose che ci uniscono e aumentano quelle che ci dividono. Ciò che ci unisce è sempre più effimero e ingannevole, e rischiamo di essere uniti solo dalla comune sottomissione ad un dittatore. I tempi sono maturi per una rivoluzione intellettuale e morale prima che politica, un nuovo modo di pensare e interagire, un nuovo umanesimo coerente con il progresso neuroscientifico. Spero che i maestri di questa rivoluzione non si facciano aspettare troppo. Alfred Korzybski, Gregory Bateson, Edgar Morin ed altri ci hanno indicato la direzione e il metodo necessari per migliorare il modo in cui usiamo le nostre facoltà razionali ed emotive. Ascoltiamoli!

Causalità e casualità del comportamento

Un mondo per resistere e ribellarsi alla causalità (ovvero determinismo) del nostro comportamento, è quello di adottare comportamenti casuali. Per esempio decidere cosa fare, dove andare, con chi interagire, cosa pensare, cosa scrivere ecc, in funzione di un risultato casuale che possiamo ottenere mediante dei dadi o un computer.

Società come orchestra

La società, a tutti i livelli, a partire dal rapporto tra due persone, è simile ad un'orchestra. Se ognuno suona per conto suo senza curarsi di cosa suonano gli altri, il risultato è sgradevole. Siccome nessuno può o dovrebbe imporre agli altri di accordarsi con le proprie idee musicali, sono possibili due forme di orchestrazione: quella sinfonica classica, basata su una partitura a cui tutti i musicisti debbono rigidamente attenersi con o senza un direttore, e quella jazz, basata sull'improvvisazione intorno ad una base armonica condivisa, in cui ogni musicista dialoga con gli altri cercando di ottenere un effetto gradevole.

2017/08/07

George H. Mead e il fondamento della psicologia sociale

"The behaviour of an individual can be understood only in terms of the behavior of the whole social group of which he is a member, since his individual acts are involved in larger, social acts which go beyond himself and which implicate the other members of that group." [George H. Mead]

L'onere della prova

Un'affermazione negativa non può essere negata a meno di fornire almeno una prova che la contraddice, ovvero una prova dell'affermazione positiva corrispondente. L'onere della prova spetta sempre a colui che afferma (positivamente) qualcosa (come nel caso delle religioni) e non a colui che nega l'affermazione (come nel caso degli atei).

Facebook e la solitudine

Quando sfoglio Facebook mi sembra di stare in una fiera, in cui innumerevoli bambini che si credono adulti, portabandiera, commercianti mascherati, predicatori e cantastorie (me compreso) si contendono l'attenzione dei visitatori sperando di vender loro qualche simulacro o notizia più o meno campata in aria, pagabile con un segno d'affetto o di comune appartenenza (like). Tutto per sentirsi meno soli e avere l'illusione di non esistere invano.

Reciproca esclusività di ogni dottrina

Una delle caratteristiche più importanti di quasi tutte le religioni è la loro intrinseca reciproca esclusività, che rende impossibile credere in più di una religione allo stesso tempo (a meno di non crearne una sincretista). Questa esclusività ha prodotto gravi danni nelle capacità intellettuali in tutti coloro che hanno ricevuto un'educazione religiosa, perché li ha abituati a pensare che vi possa essere una dottrina di validità assoluta (non solo in campo religioso, ma anche politico, scientifico, filosofico, artistico ecc.) e che tutti coloro che non la seguono sono in errore.

Pensiero e comportamento (come migliorare il mondo)

Nella misura in cui il nostro comportamento dipende (anche) dal nostro modo di pensare e ragionare, esso (il comportamento) può essere reso più efficace ed efficiente (in termini di soddisfazione dei bisogni nostri e altrui) attraverso un miglioramento del nostro modo di pensare e di ragionare, il che implica cambiamenti strutturali e/o semantici nella nostra mente.

In altre parole, per migliorare il mondo bisogna migliorare il nostro modo di pensare e ragionare, il quale è ancora rudimentale e affetto da errori sostanziali come l'idea prevalente che si possa definire in assoluto ciò che è e o non è, esiste o non esiste, è giusto o sbagliato, buono o cattivo, utile o inutile, bello o brutto, vero o falso ecc. senza fare riferimento alla natura umana e in particolare alla struttura e al funzionamento della mente (come ci insegna Alfred Korzybski nella "Semantica generale").

2017/08/06

Azione-reazione

Qualunque azione umana, se non è casuale, è in un certo senso una reazione, in quanto determinata da una causa, ovvero è una reazione ad una certa causa o stimolo, reazione che dipende da un certo programma della mente (non importa dove e come scritto).

La reazione dipende dal significato attribuito dal soggetto allo stimolo, e tale significato viene attribuito secondo un programma.

Nella mente ci sono dunque programmi di diverso tipo, tra cui uno per l'attribuzione di significati agli stimoli, e uno per la determinazione delle azioni da attuare a fronte di certi significati.

Esperienza e conoscenza

Esperienza, pensiero, coscienza ecc. non equivalgono a conoscenza perché le cose hanno infiniti aspetti nello spazio e nel tempo. Quando possiamo dunque dire di conoscere una cosa o una persona?

Origine delle nevrosi e psicosi

Come ci hanno insegnato Pavlov, Korzybski, Bateson, Anepeta e altri scienziati, le nevrosi e le psicosi sono causate, sia negli animali che nell'uomo, soprattutto da frustrazioni che si protraggono oltre certi limiti di intensità e durata. Frustrazione è lo scarto tra l'aspettativa della soddisfazione di un bisogno, e la sua effettiva soddisfazione.

Perciò una persona (o una società) sana di mente è quella che in cui le inevitabili frustrazioni si mantengono sotto una soglia che possiamo definire patologica, diversa da persona a persona.

2017/08/05

Il fondamento dell'etica

L'etica non dovrebbe essere basata su principi astratti ma sulla cognizione che ciò che facciamo ha una influenza sulla vita e il benessere o malessere, piacere o dolore degli altri. Quindi per comportarsi in modo etico occorre innanzitutto conoscere i bisogni altrui (oltre che i propri) e capire come funzionano le interazioni, ovvero il modo in cui ognuno percepisce e valuta il comportamento altrui e risponde ad esso. Dopodiché possiamo a ragion veduta scegliere come comportarci con gli altri, assumendocene la responsabilità.

Logica dei sentimenti

Anche i sentimenti e le emozioni hanno, o seguono, una logica, seppure inconscia.

Sulla crisi migratoria

Un mio amico ha invitato tutti i membri di un social network a condividere questo appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

------ inizio dell'appello ---------

Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana.

Appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

Chi è malato di mente?

Siamo tutti, chi più, chi meno, malati di mente, ma i più non lo sanno, e se uno glielo spiega non ci credono, a causa della malattia stessa.

Illusione e filosofia

Illudersi sapendo di illudersi è una vetta della filosofia.

Scienza e follia

Finché la scienza e la tecnologie erano poco sviluppate, l'irrazionalità dell'uomo non poteva fare danni irreparabili. Oggi, invece, scienza e tecnologie sono così potenti nel bene e nel male, che l'irrazionalità è un lusso che non possiamo più permetterci, per cui dobbiamo affrettarci ad imparare a controllare la nostra follia e ad usare la ragione in modo corretto, prima che arrivino catastrofi irreparabili a livello planetario.

2017/08/04

Malati di mente "normali" in cerca di cura

Bisognerebbe fondare un associazione di "normali" malati di mente in cerca di una cura. Mi assocerei subito.

Problemi psico-logici

Molti problemi psicologici sono psico-logici, ovvero hanno a che fare con una errata logica che usiamo per valutare noi stessi e gli altri.

Opinioni di un introverso

In sintesi ecco il mio problema e quello di molti altri introversi (credo). Io sono convinto che l'umanità in generale (me compreso) sia ancora oggi sostanzialmente malata di mente (vedi nota 1) e/o in uno stadio infantile. Faccio fatica a nascondere questa terribile idea, e cerco di condividerla con altri, ma siccome quelli che la pensano come me su questo punto sono rarissimi, diciamo l'1% della popolazione, sono costretto a nascondere la mia opinione per non offendere il 99% delle persone con cui mi capita di interagire, e a far finta di essere sano come loro credono di essere, altrimenti sarei considerato un imbecille e/o un arrogante. Questa finzione è per me stancante e stressante per cui non posso esercitarla per più di un certo tempo, dopodiché sento il bisogno di ritirarmi in solitudine per riposarmi.
Io sarei molto più socievole e passerei molto più tempo in compagnia di altre persone se potessi liberamente esprimere le mie idee sulla natura umana senza offendere, irritare o annoiare nessuno e senza essere preso per un imbecille o un arrogante, per cui devo rassegnarmi a brevi interazioni insincere con persone "normali" consolandomi con la compagnia letteraria dei grandi filosofi e psicologi che mi hanno insegnato e convinto che l'uomo è ancora malato di mente o in uno stadio infantile, nonostante il progresso scientifico e tecnologico.
Inutile dire che chi non è consapevole di essere malato difficilmente cercherà di curarsi, per cui parlare con malati che si credono sani è piuttosto limitativo oltre che difficile, sgradevole e ansiogeno, soprattutto perché devo evitare di esprimere, in linguaggio sia verbale che non verbale, cose che possano tradire ciò che penso del loro stato mentale.
Beh? Che ne pensate di questa analisi? Qualcuno di voi ci si ritrova?

-----------------

NOTA 1: Cerco di spiegare cosa intendo per malattia mentale.
La mente (e in essa includo psiche, ragione, coscienza, memoria, logica, intelligenza, inconscio, sistema nervoso, sentimenti, empatia, cognizioni, credenze ecc.) si è formata durante l'evoluzione della nostra specie come strumento adattativo, per risolvere i problemi e in tal modo aumentare le nostre probabilità di sopravvivenza. Quindi una mente sana è quella che aiuta a star meglio possibile sia individualmente che come gruppo e specie, cioè fa quello per cui si è formata.
Ora, siccome la condizione dell'uomo sulla terra è ancora generalmente miserabile (basta pensare al tasso di povertà, alla schiavitù de facto, alle guerre, alle discordie, alle nevrosi e psicosi, alla solitudine, alle crisi economiche, al terrorismo, disperate migrazioni di massa ecc.) e in occidente stiamo diventando sempre più poveri e soli, e stiamo rischiando guerre nucleari, stiamo dilapidando irreversibilmente il pianeta e causando catastrofi ambientali, e non cerchiamo di cambiare rotta, e ognuno si aspetta che sia qualcun altro a risolvere i problemi personali e comuni, cosa che ovviamente non avviene, evidentemente non stiamo usando la mente per migliorare la situazione, ma la usiamo così male da stare sempre peggio ormai a livello planetario. La nostra mente è malata perché ci spinge a comportarci in modo da diminuire il nostro benessere anziché aumentarlo, e porterà prima o poi la nostra specie all'estinzione o a una decimazione, e comunque la renderà sempre più infelice e assurda, a meno che non ci curiamo in tempo.
Meno di un secolo fa il nazismo ha dimostrato con quanta facilità un intero popolo possa impazzire affascinato da uno psicopatico. Cose del genere possono ancora accadere perché quella pazzia non è stata ancora riconosciuta come tale. L'elezione di Trump è un altro sintomo di una follia diffusa.

La ricerca del nuovo

L'arte, come la filosofia, non possono mai essere compiute, definitive. C'è sempre la possibilità di fare o dire qualcosa di nuovo o qualcosa di antico in un modo nuovo capace di stupirci.

Approvazione reciproca

Il bisogno più forte e comune per un essere umano che non abbia problemi di sopravvivenza, è quello di essere approvato dai propri simili. A tale scopo gli umani hanno inventato tanti modi per approvarsi reciprocamente, che comprendono l'imitarsi a vicenda, partecipare collettivamente ad eventi di qualsiasi tipo (ovvero fare le stesse cose nello stesso momento), avere le stesse opinioni, gli stessi gusti, la stessa morale e giudicare solo gli appartenenti ad altri gruppi e altre comunità, ovvero, escludere sempre i presenti da qualsiasi critica. In altre parole, eliminare l'autocritica sia individuale che di gruppo e combattere chiunque osi criticarci direttamente (cioè personalmente) o indirettamente (cioè come membri di un gruppo o categoria di persone).

Chi deve cambiare?

Ormai è chiaro che, se il comportamento dell'umanità non migliora, rischiamo catastrofi planetarie e la perdita prematura di miliardi di vite umane a causa di guerre tra stati, guerre civili, povertà, cambiamenti climatici e inquinamento ambientale.

La questione è: chi dovrebbe cambiare e in che modo?

Il problema è che nessuno vuole cambiare e tutti pensano che a cambiare debbano esse altri.

Ciò è dovuto alla diffusa ignoranza sulla natura umana. Se questa ignoranza non verrà superata, saranno i dittatori a stabilire chi deve cambiare.

Il mio futuro

Il mio futuro sarà determinato da un insieme di fattori:
- il mio passato
- il mio presente, ovvero le scelte e le azioni che sto facendo
- il racconto del mio passato e del mio presente, che faccio a me stesso e agli altri
- come gli altri risponderanno alle mie azioni e ai miei racconti
- il caso

L'uso della ragione

La ragione non è tutto, e non è nemmeno la cosa più importante. E' uno strumento utile ma limitato, che possiamo scegliere di usare o non usare, o di usare solo in certe misure e in certe situazioni, insomma, quando, quanto, dove e come ci conviene.

La ragione serve a risolvere problemi attraverso una logica simbolica, ma può anche creare problemi, ed è comunque problematica. Infatti, se la ragione è unica come concetto e fenomeno generale, esistono innumerevoli ragioni e modi di ragionare diversi, ovvero innumerevoli raccolte di simboli, significati e collegamenti logici, anzi, una raccolta per ogni essere umano, più o meno simili o contrastanti tra loro.

2017/08/03

Schizofrenia della nostra civiltà

La nostra civiltà è per lo più schizofrenica a causa di un "doppio vincolo" in cui da una parte essa richiede che le persone si comportino tra loro con rispetto, cooperazione, amore e solidarietà; dall'altra richiede che questo comportamento sia spontaneo, ovvero non calcolato né ragionato, né analizzato, né discusso, né negoziato esplicitamente, né prima, né durante, né dopo l'interazione.

Prevedere le risposte e il giudizio altrui

Interagendo con una persona, non posso interagire come mi pare, perché lo svolgimento dell'interazione dipende anche dalle risposte del mio interlocutore alle transazioni che gli invio. Infatti, a seconda delle transazioni ricevute e percepite, quello può anche decidere di interrompere l'interazione, o di limitarla a certi giochi piuttosto che ad altri. È dunque molto utile saper prevedere le risposte del nostro interlocutore ai nostri atti e alle nostre parole.

Più in generale, dobbiamo essere consapevoli del fatto che tutto ciò che facciamo viene giudicato dagli altri, anche se non è diretto specificamente verso di loro. La nostra stessa storia, dalla nostra nascita (e anche da prima) fino a un secondo fa, è sempre sottomessa al giudizio altrui, ed è importante prevedere tale giudizio, perché da esso dipende la qualità delle possibili interazioni con gli altri.

Il peso della libertà

La libertà è pesante, perché chi è davvero libero di essere e fare ciò che gli pare è responsabile di tali scelte verso gli altri, i quali lo giudicheranno per esse, e in funzione di esse potrebbero cambiare il loro modo di interagire con l'interessato fino al punto di emarginarlo o punirlo.

La libertà è dunque gravosa, onerosa, stancante e angosciante e non può essere sopportata a lungo.

È pure vero che molti si illudono di essere liberi, ma, per evitare il peso e i rischi delle responsabilità, si muovono all'interno di invisibili gabbie mentali.

Il genio e il tempo

Le grandi menti sono sempre più avanti rispetto al loro tempo.

Identità e interazioni

L'identità di un essere umano, la sua natura o personalità, è definibile nel modo in cui esso interagisce col mondo esterno e con gli altri umani in particolare. Ne consegue che ogni essere umano non ha una sola identità, ma una per ogni altro essere umano, perché il modo in cui una persona interagisce varia a seconda della persona con cui interagisce. In altre parole, l'identità di A dal punto di vista di B è diversa dall'identità di A dal punto di vista di C, perché A interagisce con B in modo diverso da come interagisce con C.

Credo che questo fenomeno sia simile a quello che Luigi Pirandello ha rappresentato nel suo romanzo "Uno, nessuno e centomila".

Felicità e interazioni

La felicità (ovvero il benessere psichico, ovvero la soddisfazione dei bisogni) di un essere umano dipende soprattutto dalla qualità delle sue interazioni col prossimo, ovvero da ciò che esso scambia con gli altri in termini di parole, simboli, segni, gesti, oggetti, sostanze, contatti fisici, documenti, denaro ecc. a cui ciascuna delle parti attribuisce dei significati sulla base del contenuto della propria mappa cognitivo-emotiva.

Ne consegue che, se vogliamo cercare di essere più felici possibile, dovremmo imparare ad analizzare le nostre interazioni e le nostre mappe cognitivo-emotive, per poterle correggerle e migliorare per quanto sia possibile.

Un buon punto di partenza per tali analisi sono l'interazionismo simbolico di George Herbert Mead e l'ecologia della mente di Gregory Bateson.

Le ragioni del conformismo

Se io mi comporto come la maggior parte della gente, ovvero in modo cosiddetto "normale", non sarò criticato dalla maggior parte della gente, ma se mi comporto diversamente, ovvero in modo "anormale", allora rischio di essere criticato dalla maggior parte della gente, perché comportarsi in modo anormale può essere percepito come una manifestazione di arroganza e di disprezzo del comportamento normale, ovvero disprezzo della maggior parte della gente. Per queste ragioni la maggior parte della gente si comporta come la maggior parte della gente, ovvero è conformista.

2017/08/02

L'algoritmo delle priorità

In ogni momento, in ogni essere umano, un algoritmo stabilisce le priorità, ovvero cosa è più importante o urgente, relativamente a cosa osservare, cosa cercare, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, cosa scegliere ecc. e in quale ordine.

L'algoritmo lavora sulle percezioni provenienti dall'esterno e dall'interno e sulla mappa cognitivo emotiva.

L'algoritmo è in grado di confrontare grandezze e valori di varie entità, per stabilire quale sia maggiore, ovvero superiore o prevalente, e quale sia propedeutico rispetto ad un altro.

Priorità è anche preferenza riguardo alle cose e anche alle persone. Quindi è anche scegliere chi aiutare prima e chi dopo e chi per niente.

Reverse engineering della mente

Studiare la natura umana equivale a fare "reverse engineering" del comportamento umano, vale a dire ricostruire il programma sulla base di ciò che avviene alla sua interfaccia.

Sulla possibilità della felicità

La felicità come stato permanente è impossibile, ma sono possibili momenti felici.

Algoritmi di comportamento

Se il comportamento umano non è determinato da un algoritmo, da cosa è determinato? Da una libera volontà? E cosa determina la libera volontà? E in base a cosa, e con quali criteri la libera volontà prende le sue decisioni? A caso? Se non le prende a caso, allora segue una logica, ovvero un algoritmo. Quindi il comportamento umano o è causale o segue un algoritmo.

Astuzia delle religioni

Astuzia delle religioni: prima inculcare la paura e poi offrire (vendere) un rimedio per alleviarla.

Superiorità nascosta

Le persone più amate sono quelle che riescono a nascondere la loro superiorità.

Psicologia e informatica

La psicologia è l'informatica della mente.

Dosi di solitudine

La solitudine è una medicina da prendere a dosi che non vanno superate, pena l'emarginazione. Ognuno può permettersi dosi più o meno forti, a seconda delle circostanze e delle proprie capacità.

Chi vuole superarsi?

Chi cerca di superare se stesso non è amato perché superando se stesso rischia di superare anche gli altri.

Partecipare ad un viaggio organizzato

Per certe persone, partecipare ad un viaggio organizzato soddisfa il bisogno di far parte di qualcosa, di giocare ad un gioco socialmente approvato, vivere un'esperienza insieme ad altre persone, comprare qualcosa da raccontare, confermare la propria appartenenza ad una categoria dignitosa, distrarsi dai problemi che non si ha il coraggio o la capacità di affrontare e soprattutto evitare la solitudine. La solitudine è censurata. Le persone sole sono imprevedibili e misteriose, e perciò sospettate di invidia e cattive intenzioni verso coloro che soli non sono.

Un viaggio verso l'ignoto

Quando si inizia una psicoterapia o una ricerca sulla natura umana (le due cose hanno molto in comune) si sa dove si comincia ma non dove si finisce. Per questo entrambe le cose fanno paura. Perché in entrambi i casi si cambia, ma è impossibile prevedere il risultato del cambiamento ovvero chi saremo dopo di esso.

Ognuno deve dunque scegliere se restare dove e come è (con tutti i vantaggi e gli svantaggi del caso) o cominciare un viaggio verso un luogo ignoto e un nuovo io, che potrebbe migliorare o peggiorare la propria vita.

Come modificare un comportamento

Per modificare un comportamento occorre sapere cosa lo determina, ovvero i meccanismi, i programmi e i dati di autogoverno del soggetto, e agire su di essi per modificarli in modo da ottenere il comportamento desiderato.

Chi ama le ripetizioni?

Ci sono persone che amano le ripetizioni, ovvero ripetere gli stessi gesti e riti, fare e ascoltare gli stessi discorsi, ascoltare le stesse canzoni (o canzoni molto simili); altre persone che trovano noiose le ripetizioni e cercano sempre qualcosa di nuovo e diverso. Difficilmente le persone del primo tipo possono convivere con quelle del secondo.

Domande su una possibile interazione

Prendo una persona conosciuta o sconosciuta, a caso. Il mio sistema inconscio si chiede: mi interessa interagire con essa? Mi conviene? Mi attrae? Mi repelle? Mi piacerebbe? Preferirei evitare l'interazione? Che vantaggi o svantaggi potrei trarne? Che succede se non interagisco? Che succede se interagisco? E se quella persona volesse interagire con me? Come risponderei? Cosa potremmo fare insieme? Come mi presenterei? Cosa direi? Cosa proporrei? Di cosa potremmo parlare? Dove potremmo andare? Quale modello di comportamento potremmo adottare?

Io e gli altri

Io ho bisogno degli altri, della benevolenza degli altri, i quali sono tanti, diversi e contrastanti, e io posso scegliere con chi, come, dove, quando e quanto interagire, come presentarmi alle persone con cui scelgo di interagire, cosa proporre, chiedere e offrire loro, e in quale misura soddisfare le loro richieste.

Io e il libero arbitrio

Se il libero arbitro non esiste, accetto il mio destino. Se esiste, scelgo le opzioni che mi fanno star meglio. Se esiste parzialmente, faccio entrambe le cose. Nel dubbio, prendo per buona la terza ipotesi.

2017/08/01

Schopenhauer su sé stesso

"Volere il meno possibile e conoscere il più possibile è la massima che ha guidato la mia vita. La Volontà è infatti l'elemento assolutamente infimo e spregevole in noi: bisogna nasconderlo come si nascondono i genitali, benché siano entrambi le radici del nostro essere.

Il comportamento atteso

Quando due persone si scrutano reciprocamente, ognuna si aspetta dall'altra un certo comportamento. In base alle reciproche aspettative, esse decidono se interagire e in che modo.

Paradossi sull'intelligenza

Se io dico "ci sono persone più intelligenti di me" nessuno ha qualcosa da obiettare, anzi, sarò giudicato positivamente per il mio realismo e la mia "umiltà". Ma se dico "ci sono persone meno intelligenti di me" allora sarò da molti giudicato arrogante, razzista e nel peggiore dei casi anche nazista.

Eppure le due affermazioni sono coerenti, perché se A è più intelligente di B, allora B è meno intelligente di A, e se io sono in grado di valutare che qualcuno è più intelligente di me, a maggior ragione sono in grado di valutare che qualcuno lo è di meno.

In verità per valutare l'intelligenza di una persona bisogna essere almeno altrettanto intelligenti, per cui è molto più facile individuare le persone meno intelligenti di sé, che quelle più intelligenti.

Condizioni per l'interazione civile

Affinché due persone possano interagire civilmente e pacificamente, e cooperare al fine di soddisfare uno o più bisogni propri e altrui, occorrerebbero:
  • il comune desiderio, interesse, coraggio e disponibilità a tentare un'interazione,
  • un comune dizionario per interpretare correttamente le comunicazioni verbali e non verbali,
  • una reciproca dichiarazione dei bisogni che l'interazione dovrebbe soddisfare e dei relativi sentimenti di soddisfazione / insoddisfazione, desiderio / paura, attrazione / repulsione ecc.

Blog di Bruno Cancellieri