2016/07/31

La mia prima poesia di quest'anno

Ho deciso di scrivere
questa poesia
per fingermi poeta.
Un poeta d'ammirare
e un poco amare,
per concedermi un po' di libertà
senza passare per pazzo,
ingenuo,
o sgrammaticato.

Non so ancora
di cosa parlare.
Scegli tu il tema,
dimmi cosa sogni,
e come potrei un attimo
consolarti.
Vorrei che questa poesia
ci leghi un momento,
che ogni verso
trovi una risposta,
non importa se sbagliata.
Non voglio farti pena
anche se soffro.
Aiutami ad illudermi,
illudiamoci insieme,
ne godremo.

Scrivere
oggi una poesia
è più facile che una volta.
Non ci sono più regole,
anzi la regola
è non avere regole.
Nessun verso è sbagliato,
basta che non sia banale.

[Bruno Cancellieri]

Il compito degli intellettuali

Il compito degli intellettuali, come quello di qualunque figura pubblica, come ad esempio presentatori e animatori culturali e televisivi, è quello di fornire paradigmi di interazione umana. Sono gli apostoli del conformismo, ognuno di un certo tipo di conformismo.

Il paradossale vantaggio del conformismo

Nella letteratura umanistica il conformismo è solitamente visto come una criticabile debolezza umana dovuta soprattutto alla paura dell'emarginazone sociale, della solitudine e della responsabilità morale. Ma il conformismo può essere anche uno strumento di potere ed essere attraente anche per questo.

Abbiamo infatti bisogno degli altri, di interagire con gli altri, di essere approvati dagli altri, ma anche gli altri hanno questi bisogni, e noi possiamo approfittarne se ci poniamo come "gli altri" degli altri. Tuttavia, perché ciò avvenga, dobbiamo soddisfare certi requisiti, dobbiamo essere accettati come approvatori, e per questo dobbiamo conformarci alle norme, forme e valori comuni. Dobbiamo essere "rappresentativi" della società.

Al teatro, per esempio, ci sentiamo approvati (nella misura in cui ci comportiamo "normalmente") e approvatori (in quanto giudicanti), sia degli attori, sia del resto del pubblico. Perciò il teatro piace tanto, al di là dei contenuti messi in scena. Lo stesso vale per le partite di calcio e qualsiasi altro tipo di spettacolo o intrattenimento pubblico.

Il conformismo è fortemente motivante perché conformandoci, non solo ci sentiamo approvati, ma ci sentiamo approvatori, e questo è un potere enorme che ognuno può avere sugli altri, quello di giudicarli, perché ognuno ha paura del giudizio negativo e bisogno di quello positivo. Insomma, il conformismo non va visto solo come una forma di sottomissione, ma anche, paradossalmente,  di dominazione, di esercizio di potere. Altrimenti non si spiegherebbe perché è così diffuso e tenace.

Abbiamo bisogno di essere riconosciuti come "riconoscitori" e per acquisire tale qualità dobbiamo conformarci. Se non siamo accettati come "riconoscitori", non siamo rispettati, non siamo desiderati, non contiamo nulla.

2016/07/30

Negoziare l'interazione - L'interazione creativa

L'interazione tra due esseri umani avviene normalmente in modo automatico e inconsapevole, nel senso che ad interagire sono i rispettivi automatismi mentali. L'interazione avviene secondo norme di comportamento comunemente accettate (consciamente o inconsciamente), che corrispondono a usi, costumi, regole, leggi, tradizioni, stili di vita ecc. della cultura a cui gli interagenti appartengono.

L'interazione, pur avendo dei margini di libertà, è fortemente limitata dalle dette norme. Per la precisione, la libertà nell'interazione consiste nella possibilità di proporre all'interlocutore norme o condizioni ulteriori rispetto a quelle convenzionali, oppure un allentamento o rimozione di alcune di stesse. L'esercizio di tale libertà è ciò che possiamo chiamare "negoziazione dell'interazione", ovvero un atto creativo che permette di superare i limiti convenzionali del comportamento. Qualunque proposta negoziale deve infatti indicare in modo esplicito o implicito le modalità non ovvie che si propone di adottare.

Poche sono le persone che hanno l'abitudine di negoziare le loro interazioni. Quasi tutti si limitano a scegliere le persone con cui interagire e quelle da evitare, e a seguire le norme che si è abituati a seguire senza prendere in considerazione la possibilità di adottare varianti rispetto alle norme stesse.

Quando un'interazione è insoddisfacente, prima di cessarla, potrebbe essere utile tentare di negoziarla creativamente in modo da soddisfare maggiormente le esigenze degli interagenti. Ma per questo ci vuole il coraggio di deviare rispetto alle norme convenzionali.




Fare bella figura

Ognuno adotta la visione del mondo più conveniente, ovvero quella in cui fa la più bella figura.

2016/07/29

Il perché di ogni cosa umana: l'interazione

Tutto ciò che è umano serve ad interagire con altri umani, a regolare l'interazione, a configurarla, a strutturarla, a facilitarla.

Valenza interattiva

Ogni cosa che facciamo, usiamo o possediamo ha una valenza interattiva, cioè contribuisce positivamente o negativamente in una certa misura ad un certo tipo di interazione con certe altre persone.

2016/07/28

Interazioni reali, virtuali e immaginarie

Noi possiamo interagire con altre persone nella realtà, cioè incontrandole fisicamente, oppure in modo virtuale, cioè incontrandole mediante mezzi di telecomunicazione, come internet, o supporti multimediali, come libri, giornali, registrazioni audio e video, oppure con il pensiero, i ricordi e l'immaginazione. In quest'ultimo caso si tratta di interazioni simulate.

Dal momento che la psiche si forma attraverso le interazioni e per le interazioni, non possiamo fare a meno di interagire, e ne abbiamo un bisogno costante che soddisfiamo attraverso interazioni reali e/o virtuali, tra cui quelle immaginarie.

Le interazioni virtuali sono meno rischiose e comode di quelle reali, ma sono più povere e possono essere illusorie e allontanarci dalla realtà, tanto da rendere le interazioni reali più difficili, se non impossibili.

Monete da scambiare

Per interagire con altri umani, bisogna scambiare simboli che abbiano un valore o significato condiviso tra emittente e ricevente. La moneta è una buona metafora per indicare simboli che possono essere scambiati durante l'interazione, perché la moneta ha un valore riconosciuto e condiviso tra le parti che la usano.
Per interagire con una persona dobbiamo dunque disporre di "monete" attualmente valide e comunemente accettate.

Potere è volere

Per esercitare la libertà di volere qualcosa, quella cosa bisogna poterla fare. Possiamo anche volere cose impossibili, ma in tal caso stiamo solo esercitando la libertà di volere, senza che questa conduca al risultato voluto. Infatti la volontà può anche essere fine a sé stessa, indipendentemente dal risultato voluto. Ci sono infatti persone che sono accomunate da una comune volontà, anche se ciò che vogliono è impossibile. In tal caso, però, la loro volontà permette loro di ottenere qualcosa, che non è l'oggetto della loro volontà, ma un sottoprodotto, cioè l'interazione con altre persone che condividono la stessa volontà, risutlato che può essere ancora più interessante e utile dell'oggetto della volontà stessa. Insomma si tratta in tal caso di una volontà illusoria che però può soddisfare bisogni collaterali.

Ma mettiamo da parte le volontà illusorie e torniamo all'assunto originale. Volere, in senso reale, anzi realistico,  significa scegliere tra diverse opzioni, e per "opzioni" intendo possibilità reali, cioè cose la cui realizzazione dipende dalla volontà del volente. Per esempio, se mi metto in viaggio con la mia automobile, posso "voler" andare in un certo luogo raggiungibile attraverso la rete stradale. Non posso voler andare sul pianeta Giove. O meglio se voglio realmente andare su Giove e credo che ciò mi sia possibile dimostro di essere uno psicopatico.

Se invece, ad esempio, voglio inventare qualcosa che migliori lo stato dell'umanità, non si tratta di volontà, ma di speranza, auspicio, augurio, desiderio, motivazione, preferenza, perché il miglioramento dell'umanità non dipende dalla nostra volontà se non in misura molto piccola, quasi nulla. Infatti, anche se tutti "volessero" il miglioramento dello stato dell'umanità, non è detto questo si avvererebbe, per ovvi motivi, cioè perché ognuno vorrebbe una società a modo proprio, per soddisfare le proprie esigenze, senza necessariamente soddisfare quelle altrui.

Per concludere, il detto "volere è potere" credo vada invertito per diventare "potere è volere", perché possiamo volere solo ciò che possiamo realmente fare, avere o prendere. Cerchiamo allora di capire come possiamo ampliare le nostre opzioni, cioò le nostre possibilità, i nostri poteri, le nostre reali opzioni. In tal modo riusciremo forse a evitare di volere cose per noi impossibili e a dedicarci a quelle possibili.


2016/07/25

Voler essere ciò che si è

Quando uno arriva a dire "voglio essere ciò che sono", significa che ha raggiunto il massimo del suo processo di individuazione, di autorealizzazione, di autoguarigione. Se uno non può dirlo, allora dovrebbe dire chi, cosa, che tipo di persona vuole essere e operare per diventarlo.

2016/07/24

Gli agenti dell'interazione umana

Quando due persone interagiscono, gli agenti che in realtà interagiscono sono i rispettivi automatismi cognitivo-emotivi, su informazioni provenienti dalle rispettive percezioni degli automatismi stessi.

Quali principi morali?

Ognuno adotta i principi morali che lo assolvono.

Sul disturbo causato da chi cerca di migliorare la società

Una cosa che trovo interessante, quando racconto a qualcuno che io cerco soluzioni per migliorare la società, è la premura con cui il mio interlocutore mi dice che ciò è impossibile, senza nemmeno chiedermi in che direzione sto cercando, e cerca di scoraggiarmi, come se le mia ricerca fosse pericolosa, disdicevole, arrogante, velleitaria o totalmente inutile. Io credo che essa sia fastidiosa per coloro non la praticano, tanto che sentono il bisogno di giustificare (da un punto di vista etico) la loro rinuncia a tale ideale e di dimostrare che chi cerca il miglioramento della società non è migliore di chi non lo cerca.
Ognuno adotta i principi morali che lo assolvono.

2016/07/22

Importanza e benefici di una buona introspezione

Interessante articolo dal "Book of Life", con consigli su come fare introspezione in modo utile.

http://www.thebookoflife.org/introspection-the-method/

Condizionamenti

Ognuno è condizionato dai suoi geni e dalla sua storia particolare.

Apologia dell'ego

Oggi l'ego è molto bistrattato e svalutato. Invece è una cosa buona, indispensabile per vivere degnamente; basta usarlo con giudizio, intelligenza, passione, saggezza, comprensione, empatia. Senza ego siamo passivi e schiavi dei sentimenti. Un ego malato (e sono quasi tutti malati nella nostra civiltà) va curato, non messo a tacere. Ego non è una parolaccia, è l'io cosciente che media tra le esigenze della società e quelle della propria natura individuale. Le meditazioni che tendono a reprimere l'ego sono pericolose e ci allontanano dalla realtà. L'ego va migliorato, non annullato. Non confondiamo l'ego col narcisismo.

2016/07/21

Il gioco della felicità

E' un gioco per due persone. A turno, ognuno dice all'altro come quello potrebbe aumentare il suo livello di felicità, usando la formula "Sarei un po' più felice se tu ....".
L'altro non è obbligato a fare quello che gli viene detto, ma è libero di farlo.
Tutto qui.

Training dell'empatia e confronting

Uno strumento animato per allenarsi ad intuire quello che gli altri pensano e sentono e a confrontarsi con tali percezioni. Per saperne di più e creare delle liste di pensieri e foto personalizzate per pazienti particolari o per voi stessi, non esitate a contattarmi.

http://it.mymindlab.com/1268/cartoon

2016/07/20

Imitazione sincronizzata

Nel profondo del nostro essere c'è un grande bisogno di fare le stesse cose che fanno tanti altri, preferibilmente nello stesso momento. Qualsiasi occasione può andar bene, dalla meditazione in comune all'assistere ad una partita di calcio o ad una cerimonia religiosa o a un rito o festa qualsiasi. Questa imitazione / sincronizzazione ha un potere calmante e rassicurante.

Perché la convivenza umana è difficile

2016/07/19

A che servono le mode

Qualunque moda, anche la più stupida, può servire a riempire il nostro vuoto, a farci sentire meno isolati, meno diversi, più normali, a farci sentire parte di una massa umana che ci approva perché facciamo le stesse cose che fanno tanti altri.

2016/07/18

Letteratura e interazione

La letteratura è interazione umana virtuale.

2016/07/17

Articolazioni della filosofia


Considerazioni strutturalistiche sul linguaggio e la comunicazione

Quando uno dice qualcosa, quella cosa non deve essere presa come compiuta e autosufficiente. Ogni cosa che viene comunicata ha un significato che si può capire solo in relazione ad una grande quantità di supposizioni, condizioni e nozioni di base a cui essa fa implicito o esplicito riferimento, prima fra tutte il significato letterale delle singole parole usate, ricavabile, ma non sempre e non sempre facilmente, dai dizionari linguistici.

In altre parole, chi fa un discorso, presuppone che l'uditore condivida certe cognizioni di base, senza le quali il discorso non avrebbe senso o non potrebbe essere considerato veritiero o valido.

Per quanto detto sopra, il problema più diffuso nella comunicazione, il fraintendimento, è spesso dovuto non tanto ad una cattiva comprensione del significato delle parole o frasi comunicate, ma ad una non sufficiente condivisione della struttura cognitiva generale di cui le cose dette fanno parte e che suppongono.

Di conseguenza, per migliorare la comunicazione, andrebbero studiate e confrontate le strutture cognitive generali dei comunicanti, più che analizzare il significato dei singoli messaggi scambiati.

Filosofia come arte

Dopo aver ascoltato questa lezione magistrale di Emanuele Severino e le successive domande e risposte (durata totale 96 minuti) ho l'impressione che certa filosofia abbia la stessa utilità di un certo tipo di poesia o di opera d'arte. Trovo le cose che dice Severino belle, piacevoli, brillanti, suggestive e stimolanti quanto inutili sul piano pratico. Ma forse sbaglio a ostinarmi a cercare un senso pratico nella filosofia, qualcosa che possa migliorare la società.

Dialogo politico in Facebook tra me e uno sconosciuto

POST ORIGINALE

JN: E' la prima donna che ha avuto il coraggio di dire queste cose al Parlamento Europeo, umiliando la Merkel. Veramente molto brava!Ascoltate le sue parole.



NOTA: nel video postato in Facebook manca l'indicazione "Sahra Wagenknecht al dibattito al Bundestag -Luglio 2015 (sott.ITA)"]

COMMENTI

BC: Questa informazione è scorretta oltre che faziosa. Infatti questo non è il parlamento europeo ma la camera federale tedesca dei deputati (Bundestag) e ho sentito altre donne della Linke (l'estrema sinistra tedesca) fare discorsi simili in questo luogo. Non c'è quindi nulla di straordinario né di eroico. E' il naturale gioco delle parti, cioè dei partiti. Seguo infatti spesso queste sedute alla TV tedesca. E non parlerei di umiliazione della Merkel, la quale non mi è mai sembrata umiliata da certi discorsi peraltro molto prevedibili, ma direi che si tratta semplicemente di una manifestazione di disprezzo verso il governo tedesco e la sua politica. E' facile criticare il governo quando non si fa parte di esso e perciò non si possono assumere responsabilità per politiche alternative impossibili da realizzare per l'opposizione della maggioranza degli europei che non sono disposti a pagare più tasse per cancellare il debito greco e finanziare la sua ripresa economica. Dovremmo noi italiani, che siamo sull'orlo della bancarotta, indebitarci ulteriormente per fare donazioni ai greci? Pretendiamo che solo la Germania si facccia carico del debito greco? Pensiamo che il popolo tedesco lo accetterebbe? Per l'estrema sinistra tedesca (e di tutto il mondo) la politica è una cosa semplice, troppo semplice per essere reale.

La paura di cambiare

Una delle paure più importanti di un essere umano è quella di cambiare se stesso. Vorremmo cambiare il mondo esterno, gli altri, la nostra situazione economica e sociale, il nostro status, ma non noi stessi, cioè i nostri valori, le nostre abitudini, i nostri gusti, la nostra moralità, la nostra mentalità, la nostra personalità. Insomma, abbiamo paura di diventare un'altra persona.

Si tratta di una paura radicata nel nostro inconscio, forse dovuta ad un istinto di conservazione della mente e per questo difficilissma da superare. Tale paura boicotta ogni tentativo proprio o altrui di cambiare noi stessi. Se vogliamo cambiare dobbiamo fare i conti con tale paura e usare tecniche particolari per neutralizzarla temporaneamente. Eliminarla definitivamente è forse impossibile e pericoloso.

Per diventare un'altra persona (scopo della psicoterapia) bisogna superare la paura inconscia di diventare un'altra persona.

Infatti, per diventare un'altra persona, bisogna distruggere la persona precedente e questa, giustamente, si difende.

Vedi anche Paura di cambiare, empatia e dispatia.

La probabilità che un libro venga letto

La probabilità che un libro venga letto è inversamente proporzionale al numero di libri in circolazione.

Interazione dal vivo vs. scritta

Non c'è nulla di meglio di un'interazione dal vivo, ma quando questa non è possibile, meglio di niente è l'interazione a voce o scritta attraverso internet o il telefono. Quella scritta ha anche qualche vantaggio rispetto a quella dal vivo. Si può rileggere con calma quello che l'interlocutore ha scritto e si ha più tempo per riflettere prima di rispondere. Secondo me l'ideale è un mix tra interazione dal vivo e scritta.

Per diventare un'altra persona

Per diventare un'altra persona (scopo della psicoterapia) bisogna superare la paura inconscia di diventare un'altra persona.

Infatti, per diventare un'altra persona, bisogna alterare la persona precedente e questa, giustamente, si difende.

2016/07/16

La mia paura che la mia libertà aumenti

Una conseguenza delle mie ricerche psicologiche è la paura che io possa riuscire ad aumentare drasticamente la mia libertà, e fare cose che non ho mai fatto prima; soprattutto cambiare me stesso e gli altri in modo considerevole.

Spesso questa paura ostacola le mie ricerche. Qualcosa nel mio inconscio si oppone ad un aumento della mia libertà, forse per evitare errori pericolosi nei miei rapporti con gli altri e con la natura, per evitare di impazzire, di perdere la mia natura umana, di diventare un mostro, di non essere più riconoscibile.

Maggiore libertà non solo comporta maggiore responsabilità morale, ma nuovi pericoli. Se fino ad oggi il mio comportamento è stato governato da agenti mentali diversi dal mio io cosciente, ed ora questo vuole assumere più potere, sarà esso capace di governare la mia persona in modo sano e sicuro almeno come prima? Cosa potrebbe succedermi di male? Cosa di bene?

La soluzione del dilemma è la gradualità dell'aumento di libertà. Questo aumento deve avvenire gradualmente, in modo che gli errori non abbiamo conseguenze troppo gravi e che possano essere corretti prima che avvenga l'irreparabile. Un aumento di libertà richiede l'apprendimento di nuove capacità, l'esplorazione di nuove possibilità, un certo sviluppo mentale.

L'obiettivo dovrebbe quindi essere quello di aumentare a poco a poco la mia libertà senza perdere la mia umanità o, ancora meglio, diventando ancora più umano.

Vedi anche La paura di cambiare.

2016/07/15

Libero arbitrio e menu delle opzioni

Non è possibile esercitare il libero arbitrio (ammesso che esista) senza avere in mente le opzioni tra cui scegliere. Quando l'opzione è una sola, la scelta è obbligata e in tal caso non si può parlare di libero arbitrio, ma piuttosto di obbedienza ad un unico impulso. Il problema del libero arbitrio diventa allora quello della percezione e consapevolezza delle effettive possibili opzioni.

La pazzia non è una spiegazione

Quando una persona compie un gesto insensato o mostruoso, si suole spiegarlo dicendo che si tratta di una persona con disturbi psichici, di un pazzo. Ma questa non può essere una spiegazione. È una tautologia. E ovvio che i pazzi fanno pazzie, altrimenti non diremmo che sono pazzi. La questione, allora, è perché quella persona ha disturbi psichici? Perché è impazzita? È nata pazza o ci è diventata? Che ruolo hanno avuto la società, la sua famiglia, la scuola che ha frequentato, le sue esperienze, nell'insorgere della sua pazzia? E chi chi può escludere che un giorno anche noi potremmo impazzire?

La mia idea è che "folle" non è ciò che è disumano o malvagio. Al contrario, la follia è umana! E' un fatto umano che secondo me non dipende solo da difetti fisiologici o organici del cervello, ma anche da pressioni e frustrazioni sociali e dall'incapacità di alcuni (che poi verranno chiamati folli) di adattarsi ad una società malata.

Il sangue nella Marsigliese



Meravigliosa ed entusiasmante interpretazione di Edith Piaf.

Vista la tragedia di Nizza di ieri, che mi ha molto turbato, forse è di cattivo gusto proprio oggi leggere criticamente la Marsigliese, tuttavia mi sembra interessante farlo non come critica del popolo francese, ma della mentalità patriottica diffusa più o meno in tutto il mondo, anche nei paesi islamici, almeno fino a qualche decennio fa.

Si tratta di un canto di guerra per guerrieri (come del resto anche l'inno di Mameli) un modo efficace per dare ai soldati il coraggio di farsi ammazzare in prima linea in nome dell'amour sacré de la Patrie, un po' come fanno i recrutatori di terroristi. Ho estratto alcuni versi che trovo piuttosto eloquenti in cui i nemici sono visti non come esseri umani ma come bestie feroci, sadici e impuri, che meritano risposte altrettanto feroci:

"Sentite nelle campagne muggire questi feroci soldati? Vengono fin nelle nostre (vostre) braccia a sgozzare i nostri (vostri) figli, le nostre (vostre) compagne! Alle armi, cittadini, formate i vostri battaglioni, marciamo, marciamo! (Marciate, marciate!)  Che un sangue impuro abbeveri i nostri solchi!"

In tempo di femminismo notare anche "i maschi richiami della libertà".

Testo completo in francese e italiano in https://it.wikipedia.org/wiki/La_Marsigliese

Sulla violenza maschile verso le donne

Secondo me la violenza maschile verso le donne è il risultato di una problematica che genera violenza non solo sulle donne, ma anche sugli altri uomini e sui bambini, a partire dai propri figli. Non parlo solo di violenza fisica, ma soprattutto psicologica.

Per questo motivo credo sia utile affrontare il problema alla radice, che è quella della violenza del forte sul debole, indipendentemente dai sessi. Troppo facile condannare una violenza fisica quando succede un fatto di cronaca nera, ma il problema a monte non viene affrontato che da qualche raro filosofo e psicologo, senza arrivare a conclusioni condivise e senza suscitare interesse da parte delle masse e di conseguenza dei politici.

2016/07/14

Sinistra, destra ed evasione fiscale

I partiti di sinistra e i loro elettori vorrebbero che le persone più ricche cedessero ai meno ricchi una parte delle loro ricchezze, cosa a cui si oppongono i partiti di destra e i loro seguaci. Ci sono poi la sinistra moderata e la destra moderata, cioè il centro-sinistra e il centro-destra, che sono disposti ad accogliere in una certa misura le richieste dei partiti opposti.

Per sapere se sei di sinistra o destra, e se lo sei in modo estremo o moderato, chiediti quanta parte delle tue ricchezze e dei tuoi beni saresti disposto a cedere a persone meno ricche di te, e in quale misura lo fai effettivamente attraverso le tasse o donazioni volontarie. Per ovvi motivi, quanto più sei povero tanto più tenderai ad essere di sinistra. In tal caso dovresti chiederti quanta parte delle tue ricchezze saresti disposto a cedere nel caso che diventassi ricco.

Gli evasori fiscali sono di destra nella misura delle tasse che evadono o che evaderebbero se potessero.

2016/07/12

La filosofia, la vita umana e la metafora dell'automobile

Per imparare ad usare un'automobile in modo utile ed efficiente, senza danni per il conducente, per altre persone e per la stessa automobile, non c'è bisogno di conoscere la storia dei mezzi di trasporto dall'invenzione della ruota a quella del motore a scoppio e i vari modelli di auto che si sono succeduti, fino all'auto elettrica e quella fotovoltaica.

Un essere umano, costituito da corpo e mente, è come un'automobile di cui dobbiamo conoscere il funzionamento per poterla usare in modo utile ed efficiente e senza danni per noi e per gli altri. La filosofia dovrebbe essere il manuale d'istruzione della persona-automobile, e per l'utente non ci dovrebbe essere bisogno di conoscere la storia della filosofia, ma solo la parte pratica del suo stato dell'arte, cioè quella effettivamente applicabile, cioè utilizzabile.

Il confine tra "noi" e "loro"

L'umanità: dov'è il confine tra "noi" e "loro"?

2016/07/11

Siamo tutti automi

Io sono un automa, così come le persone con cui interagisco. La nostra interazione è automatica. Le nostre coscienze non possono evitare che le nostre interazioni siano automatiche, possono solo decidere quali automatismi inibire e quali attivare.

Quello che la mia coscienza può fare è scegliere le persone con cui interagire, cioè quelle i cui automatismi sono ottimali rispetto ai miei e rifiutare le interazioni non convenienti. Oppure scegliere i limiti entro cui interagire con ciascuna persona.

2016/07/09

Meditazione e attenzione

La meditazione è un modo per controllare volontariamente l'attenzione, per dirigerla verso certe direzioni evitandone altre. Le meditazioni si distinguono tra loro sia per la tecnica usata, sia, soprattutto, per le direzioni preferite. Ci sono meditazioni che si concentrano sul corpo del meditante, altre sulla natura in generale, altre su temi religiosi ecc.

La meditazione può avvenire con il solo pensiero, oppure usando oggetti, testi, immagini o suoni suggestivi da soli o in combinazione.

Dietro le facciate della normalità

Quanti mostri, quanti miserie, quante tragedie, quanta infelicità si nasconde dietro le facciate della normalità.

Psicopatie nascoste

Dopo ogni strage causata da uno psicopatico viene intervistato un vicino di casa che tipicamente dice: "Era una brava persona, educato, tranquillo. Non avrei mai pensato che avrebbe potuto causare una strage". Chissà quanti psicopatici ci sono intorno a noi, che sembrano brave persone.

Attenzione e libero arbitrio

Per esercitare il libero arbitrio occorre avere l'attenzione sulle possibili opzioni. Non si può scegliere liberamente e consciamente ciò che non si vede mentalmente o fisicamente al momento della scelta.

Il libero arbitrio consiste perciò soprattutto nella libertà di scegliere dove dirigere la propria attenzione. L'attenzione è un processo seriale. Si può fare attenzione ad una sola cosa alla volta. Un quadro, una sinossi, possono aiutare a fare attenzione a più cose insieme, anche se in realtà consentono un rapido passaggio dell'attenzione da una cosa all'altra raffigurate nel quadro.

Street Art

Come dare vita a cose morte. Geniale!

http://www.streetartutopia.com/?p=10554

Il fascismo secondo Ennio Flaiano

Il fascismo è demagogico, ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di cultura, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto ad indicare negli "altri" le cause della sua impotenza o sconfitta.
Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura perché identifica la natura nella vita in campagna, cioè nella vita dei servi, ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito.
Odia gli animali, non ha senso dell'arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale, d'altronde, non rispetta lui.
Non ama l'amore ma il possesso.
Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l'ascesa al potere.
Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des.
E' superstizioso, vuol essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o fastidio agli altri.
Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre.

[Ennio Flaiano]

Attenzione e mass-media

L'attenzione è un processo importantissimo della mente umana. Chi controlla l'attenzione delle persone dirigendola in certe direzioni e distraendola allo stesso tempo da certe altre, controlla la loro mentalità, le educa con un certo orientamento e certe preferenze. Questo genera dipendenza e abitudine alla passività, cioè a farsi dire da altri a cosa pensare, cosa vedere, da cosa farsi stimolare, a cosa interessarsi, quali domande farsi e quali non farsi. Dirigere la propria attenzione in certe direzioni da noi scelte in modo volontario e consapevole, momento per momento, è un'abilità difficile e rara, che andrebbe insegnata e praticata per difendersi dall'influenza nefasta dei mass media. Questi, infatti, competono per catturare e sfruttare per i loro fini commerciali, politici e religiosi la nostra attenzione. L'attenzione è la risorsa più importante nelle interazioni sociali. Ognuno ha bisogno dell'attenzione di qualcun altro e cerca di ottenerla o dirigerla con varie strategie più o meno conscie, a volte subdole.

2016/07/08

Io, me, attenzione, coscienza, volontà e automatismi - Autogoverno dell'attenzione

Un essere umano è composto da un io e un me. Il me è costituito da automatismi (animati da bisogni e volontà inconsci), mentre l'io è la sede dell'attenzione, della coscienza e della volontà cosciente. L'io può osservare il me ed esercitare su di esso la sua volontà, la quale è però limitata all'inibizione e attivazione di automatismi e alla direzione volontaria dell'attenzione.

2016/07/07

Verbi e oggetti della volontà

Verbi: analizzare, riconoscere, accettare, inibire, imporre.
Oggetti: automatismi interni ed esterni

2016/07/06

Cosa determina il comportamento umano? Automatismi e volontà.

Il comportamento umano è il risultato dell'effetto di una grande quantità di motivazioni simultanee. Una di esse è la volontà, la quale non può avere il controllo totale del comportamento, ma solo di una piccola parte di esso. Infatti il comportamento è, nel suo insieme, quasi completamente involontario, automatico e inconscio, e se la volontà assumesse il controllo totale di esso, avremmo praticamente una paralisi della persona, poiché con la volontà possiamo eseguire solo azioni molto semplici, lente e una alla volta, mentre il normale comportamento si basa sulla simultaneità di molteplici azioni automatiche, veloci, inconsce e involontarie.

La volontà funziona in modo molto semplice emettendo comandi inibitori come: resta immobile, non rispondere, non agire; oppure: premi il bottone X, scappa, esegui la procedura Y, dopodiché la pressione del bottone, la fuga o l'esecuzione della procedura avvengono in modo automatico. In altre parole, la volontà si esprime come comando di inibizione o di esecuzione di un'attività o processo determinato, senza intervenire nel processo stesso, che resta automatico, cioè predefinito.

In altre parole, la volontà può solo scegliere tra l'inibizione e vari automatismi, ma non può cambiare gli automatismi nel breve periodo. Possiamo infatti ipotizzare l'esistenza di una volontà che intende modificare un automatismo in un certo modo, ma la sua riuscita non può essere immediata perchè la modifica di un automatismo richiede tempi biologici (che possono essere molto lunghi), addestramento ed esercizio, oltre ad idee chiare su quale automatismo si vuole cambiare e come cambiarlo.

La sensazione che abbiamo di governare il nostro comportamento momento per momento in modo cosciente e razionale è un'illusione in quanto le nostre stesse scelte e la loro attuazione sono continuamente determinate da automatismi che possono essere molto complessi e sofisticati, e che rendono prevedibile il nostro comportamento. Tali automatismi dipendono dal nostro carattere, il quale dipende dal nostro temperamento genetico, dalle nostre risorse interne ed esterne e dalle nostre precedenti esperienze.

Vedi anche I limiti della volontà, Io, me, attenzione, coscienza, volontà e automatismi - Autogoverno dell'attenzione, Il gioco della volontà: agire e subire, Perché voglio ciò che voglio? Volontà e bisogno, Automatismi!

2016/07/05

Domande sulle interazioni

Chi interagisce con chi? Chi vorrebbe interagire con chi? Come? Perché? Con quali intenzioni? Dove? Quando? Quanto? Per quanto tempo? Con quale consapevolezza? Con quali automatismi? In quali forme? Con quali norme? Con quali libertà? Con quali limiti? Con quali segnali e linguaggi? Con quali risultati? Con quali ostacoli, difficoltà e problemi?

2016/07/04

Che succede quando due persone interagiscono

Quando due persone interagiscono, prima di tutto c'è una fase di riconoscimento, in cui ognuno riconosce l'altro come persona particolare e/o tipo di persona, con certi attributi, cioè con una certa prevedibilità di comportamento.

Dopo il riconoscimento, ognuno percepisce le intenzioni dell'altro e risponde ad esse secondo il proprio programma o copione di vita.

Paura della complessità e dell'intelligenza

Io suppongo che esista una paura inconscia della complessità, che ci inclina a preferire spiegazioni, metodi e strumenti semplici rispetto a quelli complessi (sia nelle cose materiali che in quelle intellettuali) anche quando quelli complessi sono più realistici, efficaci e comprensivi. Questa paura spiega il successo dei politici e degli intellettuali populisti, i quali basano la loro strategia su spiegazioni semplici delle crisi e delle difficoltà economiche, sociali, morali ed esistenziali, e promettono soluzioni semplici, anche quando queste peggiorerebbero la situazione creando ulteriori problemi.

La paura della complessità è anche paura dell'intelligenza, paura di chi è più intelligente di noi, perché l'intelligenza è legata alla capacità di comprendere la complessità, e quanto più uno è intelligente tanta più complessità riesce a comprendere, tollerare e sfruttare. Chi è più intelligente di noi ci disturba sia per la sua maggiore competitività intellettuale, sia perché ci prospetta una visione del mondo per noi incomprensibile e di conseguenza disarmante, inquietante, angosciante.

2016/07/03

La non-gerarchia della psiche

La psiche è una rete non gerarchica di agenti mentali che cooperano e competono per la sopravvivenza e lo sviluppo dell'individuo. La coscienza, o io cosciente, è soltanto uno di questi agenti, ed ha un potere molto limitato. Intatti la maggior parte del comportamento umano è automatico, involontario, inconscio, e incomprensibile per la coscienza stessa.

Sulla religiosità dello sport-spettacolo

Ieri, guardando la partita Germania-Italia circondato da una ventina di tedeschi, ho avuto una ulteriore conferma del carattere religioso, profondo e inconscio dello sport-spettacolo. L'Uomo ha bisogno anche di circenses per affermare la propria appartenenza ad una comunità, un bisogno primario geneticamente determinato, a cui la psicologia accademica non ha ancora dato l'importanza che merita.

Sui diritti umani e animali

In natura non esistono diritti. E' l'Uomo che li inventa e li assegna (o nega) a se stesso e/o ad altri esseri (inclusi gli animali e la natura stessa), secondo particolari strategie di vita conscie o inconscie. I diritti hanno un carattere religioso. Sono un'invenzione come l'idea di Dio, sono l'alternativa atea alla religione rivelata. Infatti nelle religioni rivelate vale solo il diritto del più forte, che è Dio, a cui tutti devono sottomettersi, e i diritti da Lui stabiliti, che favoriscono i suoi sostenitori. Nell'ateismo valgono invece i diritti convenzionali, stabiliti dall'uomo per l'uomo.

2016/07/02

Alain de Botton sull'amore

Uno dei miei filosofi contemporanei preferiti, Alain de Botton, distrugge con brillante humour i luoghi comuni sull'amore. Molto istruttivo.

Pragmatismo interazionista

È buona qualunque cosa favorisca l'interazione soddisfacente tra esseri umani nel breve, medio e lungo termine, e cattiva qualunque cosa la ostacoli.

Cambiare automatismi

Dato che il comportamento umano è quasi totalmente automatico, per un essere umano cambiare significa cambiare i propri automatismi di risposta agli stimoli esterni ed interni.

Per cambiare automatismi non basta la volontà o l'intenzione di farlo, occorre un training efficace, nuove esperienze ed un certo tempo. Infatti, a tale scopo, occorre modificare certe connessioni cerebrali preesistenti creandone di nuove, affinché a certi stimoli siano associati nuovi riflessi. Può anche essere necessario sviluppare nuovi neuroni.

Ne consegue che qualunque psicoterapia è inefficace se non accompagnata da esercizi pratici, training e nuove esperienze per una durata sufficiente.

Per facilitare il cambiamento può essere utile viaggiare e cambiare abitazione, lavoro, relazioni e interazioni sociali, frequentazioni, associazioni, letture, preferenze, opinioni, hobbies, attività, abbigliamento, arredamento e qualunque altra abitudine.

Il bisogno di interazione sociale - Interazionismo strutturale

L'interazione sociale non è solo un mezzo, ma anche un fine a sé stesso. Suppongo infatti che nel DNA umano vi sia un bisogno primario di interazione sociale. Se questo bisogno non viene soddisfatto ne derivano conseguenze nocive sia di tipo psichico che psicosomatico e pratico, che possono portare direttamente o indirettamente fino alla morte dell'individuo. Attraverso le interazioni con gli altri, infatti, si generano, durante l'età evolutiva e successivamente, i contenuti psichici e le abilità sociali, cioè la capacità di stabilire relazioni sociali e cooperare con altre persone per la propria sopravvivenza e/o piacere. In altre parole, attraverso le interazioni si impara sin da bambini ad interagire in modo sempre più elaborato e utile per (con)vivere nel migliore dei modi possibile.

2016/07/01

Cambiare paradigma

Se un paradigma non copre tutti gli aspetti di un tema, occorre cambiare paradigma.

Blog di Bruno Cancellieri